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Cardinale Burke: Le controversie dottrinali affievoliscono l’energia evangelizzatrice della Chiesa

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Pubblichiamo una nostra traduzione dell’intervista del National Catholic Register al cardinale Burke, in cui il prefetto emerito della Segnatura Apostolica prende sul serio la parola di certi prelati vicini al Santo Padre quando dicono che la porta è ancora aperta per i sacerdoti sposati nella Chiesa latina e per le diaconesse. 

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CITTÀ DEL VATICANO – Il cardinale Raymond Burke è “molto grato” per il fatto che l’esortazione apostolica post-sinodale di papa Francesco Querida Amazonia non abbia esplicitamente messo in discussione il celibato del clero o affrontato direttamente la questione delle donne diaconesse, ma ritiene comunque il documento “preoccupante” mentre non si attende che questi problemi vengano lasciati cadere.

In una intervista del 26 febbraio al National Catholic Register, il prefetto emerito della Segnatura Apostolica mette in risalto passaggi del documento che, afferma, “contraddicono gravemente verità teologiche”. E prende sul serio la parola di certi prelati vicini al Santo Padre quando dicono che la porta è ancora aperta per i sacerdoti sposati nella Chiesa latina e per le diaconesse.

E mentre questo pontificato si avvicina al suo settimo anniversario, il cardinale statunitense asserisce che il conflitto interno alla Chiesa sta facendo sì che i fedeli guardino verso dentro, minando le energie della Chiesa per evangelizzare.

“Siamo più deboli che mai nella nostra testimonianza”, afferma. “Ciò che è in gioco in questo momento è un fondamentale malinteso sulla Chiesa stessa e sul papato, sul Collegio dei vescovi e sulla Tradizione”. Cardinali e vescovi esprimono le loro preoccupazioni direttamente al Santo Padre in privato, sottolinea, ma invita anche i laici a fare la loro parte, cominciando dal dovere di studiare e conoscere la fede.

***

Eminenza, qual è la sua valutazione complessiva dell’esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazzonia?

Innanzitutto, sono molto grato che il documento non faccia un pronunciamento esplicito che possa mettere in discussione il celibato ecclesiastico. Ne sono molto grato. Sono anche grato che non abbia affrontato direttamente la questione delle donne diaconesse. Mentre c’è una sezione nell’esortazione che mette in guardia contro la clericalizzazione delle donne ammettendole agli ordini sacri, la parte che segue riguarda esclusivamente l’esclusione delle donne dall’ordinazione sacerdotale. E dal momento che il diaconato è legato al sacerdozio, suppongo che ciò significhi anche che non sarebbe possibile per le donne essere ammesse al diaconato. Per questo sono molto grato.

Riguardo il resto del documento, invece, trovo preoccupante che sia soggetto a così tante interpretazioni diverse. Ci sono quelli come il cardinale [Gerhard] Müller e il vescovo [Mariano] Eleganti che sono stati molto critici nei confronti della preparazione e dei lavori effettivi del sinodo sull’Amazzonia, ma che ora lodano questo documento come uno sforzo meraviglioso da parte di papa Francesco per riconciliare tutti quelli che si erano sentiti disturbati dal sinodo amazzonico.

In relazione a ciò che è stato evitato nel documento, vede questo come un “momento Humanae Vitae” di Papa Francesco – simile a quando Papa San Paolo VI si oppose al consiglio di una commissione e confermò l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione?

No. Se fosse un ‘momento Humanae Vitae’, il Papa avrebbe espresso nettamente le idee della Signoria di Cristo, avrebbe riaffermato il celibato clericale in termini netti e avrebbe detto perché la Chiesa non può ordinare le diaconesse.

Quindi pensa che quelle reazioni al documento siano fuori luogo?

Sì. Il cardinale Müller afferma che i teologi saputelli non dovrebbero mettere il documento da parte; che è poetico, pastorale e così via. Non ho alcun problema con il Papa che scrive cose che contengono poesia, ma la poesia e il contenuto pastorale possono essere solidi solo se sono coerenti con le verità teologiche.

Ad esempio, ci sono passaggi del documento che contraddicono gravemente le verità teologiche. C’è un passaggio molto poetico in cui, a quanto pare, il Papa sta sottolineando la Signoria di Cristo, salvo poi dire che Cristo è nel fiume, tra gli alberi e così via. Questo è animismo classico, paganesimo, e semplicemente non è vero.

Quindi, da questo punto di vista, penso che sarebbe molto discutibile dare una presentazione enfaticamente positiva del documento, perché potrebbe, di fatto, portare i fedeli in errore.

Lei è preoccupato che nel documento ci sia una indebita enfasi sul coinvolgimento dei laici, quasi a voler mettere i laici allo stesso livello del ministero ordinato?

Sì, nel documento c’è questa forte dicotomia tra laici e ministri ordinati nell’attività pastorale della Chiesa, ma il fatto è che tutti e due sono essenzialmente collegati tra loro. Non si può parlare di una chiesa laica, dire che la Chiesa amazzonica dovrebbe essere una chiesa laica. Ecco, se la Chiesa amazzonica sarà una chiesa laica, allora non sarà cattolica. Poiché è il Signore stesso che ha costituito la Chiesa durante il suo ministero pubblico, è essenziale la carità pastorale esercitata da coloro che sono chiamati ad essere apostoli e successori degli Apostoli. Non esiste una dicotomia tra il loro ministero e l’apostolato dei laici. È certamente corretto suggerire l’importanza del ministero sacerdotale nella confezione dei sacramenti. Ma la stessa confezione dei sacramenti come atto supremo della carità pastorale è essenzialmente collegata anche agli uffici d’insegnamento e di governo del sacerdote.

Secondo Lei, questo sarebbe il riflesso di un movimento verso una sorta di “sacerdozio di tutti i credenti”?

Sì, penso che quanto vediamo qui sia esattamente questo, una specie d’idea protestante. Almeno tra alcune denominazioni protestanti prevale l’idea che, prima di tutto, il sacerdozio non sia un sacramento e che, quindi, non cambi ontologicamente colui che l’ha ricevuto, cioè, in modo che possa agire nella persona di Cristo, capo e pastore del gregge.

Penso che sia molto chiaro cosa stia succedendo; e questo è, ovviamente, il più grave motivo di preoccupazione per noi. Ciò deve essere chiarito.

Lei pensa che gli sforzi per dare alle donne più ruoli liturgici anche se senza accesso all’ordinazione – qualcosa di cui si fa riferimento nel documento – è quanto sarà fatto, forse come  un altro modo per favorire l’ordinazione sacerdotale delle donne in futuro?

Credo che questo sia quanto sta accadendo qui. Persino mentre leggo il testo ho quasi la sensazione che non sia importante se saranno ordinate diaconesse o sacerdotesse, perché effettivamente svolgeranno il ministero sacerdotale, tranne per il fatto che non confezioneranno i sacramenti. Alla fine, se hai una Chiesa in cui i fedeli laici svolgono effettivamente il ministero sacerdotale anche se ancora eccezionalmente ci sono dei sacerdoti che vengono a dire la Santa Messa e ad ascoltare le confessioni, il passo successivo sarà dire: bene, queste donne stanno svolgendo l’intero ministero sacerdotale, come mai non sono state anche [ordinate]?

Questo era, in effetti, il tipo di argomentazione usata nel sinodo, in cui persone come il vescovo Kräutler e altri hanno parlato di questi laici anziani che stanno effettivamente guidando la comunità. Persino in alcuni casi, quando i sacerdoti non andavano da molto tempo, queste persone apparentemente facevano una simulazione della Santa Messa. Quindi penso – e temo – che sia esattamente lì dove voglio arrivare.

Quindi ci sono parti nascoste del testo, o meglio, agende da seguire?

Non le trovo nemmeno così nascoste, nel senso che la lingua è assai chiara e ci sono diversi interpreti che ci dicono esattamente cosa si deve intendere. Forse l’interprete più autorevole di Papa Francesco è l’arcivescovo di La Plata, Víctor Fernández che, in un articolo sull’esortazione apostolica, stampato in prima pagina nell’edizione del 17-18 febbraio su L’Osservatore Romano, ha scritto molto chiaramente che nessuna delle questioni come il celibato clericale e le diaconesse sono risolte e che il Papa ha semplicemente visto che doveva aspettare un po’per portare a termine il suo programma,  dato che ci sono persone che creano difficoltà. Per lui è chiaro che il Papa è determinato a farlo. Si tratta di un articolo abbastanza importante. Anche il cardinale Czerny ha detto apertamente che tutte queste richieste sono ancora sul tavolo, ed è solo una questione di tempo.

Perché crede che il Papa sembra aver fatto un passo indietro? È stato a causa dell’opposizione che questi cambiamenti avrebbero causato se fossero stati espliciti?

Sì, sospetto che questo sia il caso soprattutto per la questione del celibato, ma anche in quello delle diaconesse. C’è stato il libro scritto da Papa Benedetto XVI e dal cardinale Sarah, che sottolinea fortemente la natura integrale della continenza perpetua del sacerdote con l’ufficio del sacerdozio. Apparentemente sarebbe stato troppo, con quel libro ormai pubblicato e letto da tanti, includere nell’esortazione apostolica quel paragrafo 111 del documento finale [che proponeva l’eccezione di ordinare uomini sposati in Amazzonia]. Ma un vescovo che ha ricevuto la comunicazione dal cardinale [Claudio] Hummes in cui si informava i vescovi della pubblicazione dell’esortazione apostolica post-sinodale e che, per prepararli, forniva loro alcuni testi, ha detto chiaramente che quel paragrafo c’era. Quindi mi sembra che fosse destinato ad essere incluso, ma poi si è giudicato meglio di non includerlo.

Ma per tornare a una domanda più fondamentale: è molto chiaro dai numeri iniziali dell’esortazione apostolica post-sinodale che il Papa intende fermamente presentare il documento finale, il documento conclusivo del sinodo. È molto chiaro quanto sta succedendo. Quindi penso che vuol dire che tutti devono tenere in mente che, quando si legge l’esortazione, si deve avere con sé il documento finale del Sinodo. Tuttavia il documento finale è chiaramente problematico.

Il segretario generale del Sinodo dei vescovi, card. Lorenzo Baldisseri, ha chiarito che non è un documento del magistero perché il Papa non l’ha espressamente approvato. I suoi commenti hanno un peso, hanno chiuso la discussione se il documento finale è in qualche modo magisteriale?

C’è un’altra cosa che dobbiamo affrontare qui ed è la confusione su ciò che cosa sia il magistero. La gente parla del magistero di papa Francesco. Se, con questo, si intende il suo modo d’insegnare il deposito della fede, allora è perfettamente accettabile. Ma se si intende che c’è un insegnamento sul deposito della fede che (può) contraddire il deposito della fede, allora non è accettabile. “Magistero” è un termine teologico in certo qual modo recente e si riferisce al dovere della Chiesa d’insegnare, salvaguardare e promuovere le verità della fede così come sono state tramandate dalla Tradizione. Quindi, sia che uno lo chiami o no magistero, se non è in accordo con quanto la Chiesa ha sempre insegnato e praticato, allora non può essere Magistero, anche se si dice che lo è.

Quindi il chiarimento del cardinale Baldisseri è utile al riguardo?

Sì. Almeno il cardinale sta segnalando al popolo che il Papa non sta presentando la tradizione apostolica bensì un suo personale ‘quadro di riflessione’, come egli stesso lo chiama, o i suoi sogni, i quali devono essere in accordo con le verità di fede. Certamente, il fatto che il Papa dica qualcosa, vi conferisce autorità, ma non che ciò che scrive sia dottrina di fede o dogma.

Ma poi mi chiedo: il Papa non dice che Querida Amazonia abbia un peso magisteriale, ma il portavoce della sala stampa vaticana, Matteo Bruni, aveva annunciato che si trattava di un documento del magistero. Lo trovo molto difficile da credere, a causa di alcune delle cose ivi dette.

Per quanto riguarda le parole del documento che elogiano la cultura indigena, in un suo indiretto rifiuto della polemica sulla pachamama, Il Papa scrive: “Non abbiamo fretta di qualificare come superstizione o paganesimo alcune espressioni religiose che nascono spontaneamente dalla vita della gente. È possibile recepire in qualche modo un simbolo indigeno senza necessariamente qualificarlo come idolatrico.”

Si deve determinare se la pratica o il simbolo è un’espressione della verità della natura umana o è idolatria. La pachamama è un demone che richiede sangue umano per essere in pace con l’uomo. Non c’è in alcun modo la possibilità d’incorporarla (in una liturgia).

Non credo che si possa mettere in dubbio che nei Giardini Vaticani stavano prostrandosi di fronte a un idolo pagano e, inoltre, che lo hanno portato davanti alla tomba di San Pietro. Prima alcuni hanno detto: “Bene, questa è l’immagine degli indigeni della Madre di Dio”, ma poi gli stessi indigeni hanno detto “No, no, questa è la pachamama”.

Non c’è stata una risposta chiara dal Vaticano su cosa fosse.

Nessuna risposta chiara a riguardo. Non dobbiamo incorporare mai nulla nella sacra liturgia se non sappiamo con certezza che è coerente con l’adorazione di Dio.

Negli ultimi sette anni, la Chiesa si è spesso occupata di discussioni su questioni già risolte e di politiche ecclesiastiche che sembrano infruttuose, che portano al dissenso e che l’hanno indotta a guardarsi dentro, ostacolando i suoi sforzi di evangelizzazione.

Sono d’accordo. L’arcivescovo Fernández afferma di sperare che le nostre questioni ecclesiali interne non ostacolino l’incontro con il mondo. Difatti, questo tipo di situazione impedisce, o mina, l’energia della Chiesa per presentare la sua vera immagine al mondo. Per esempio, di realizzare uno sforzo missionario molto dinamico e articolato in cui l’insegnamento o i sacramenti della Chiesa, la sua stessa natura, vengano presentati molto chiaramente alle persone da un fronte unito.

Invece, siamo divisi e non si tratta solo di questioni ecclesiastiche. Ad esempio, il celibato del clero non è una preoccupazione interna; ha a che fare con chi è il prete. Se si chiede alle persone, diranno che il celibato del sacerdote è per loro un punto chiave del suo ministero. Allo stesso modo, questo vale anche per la questione delle diaconesse. Ci sono così tante contraddizioni che la testa inizia a girare, perché l’intero approccio sembra quello di “far uscire la Chiesa dalla sagrestia”. Ma, in effetti, siamo più deboli che mai nella nostra testimonianza, e accade di conseguenza che i nemici della Chiesa vanno in giro affermando che la Chiesa stessa sta rivendicando le loro posizioni.

Quale è la causa alla radice di tutto questo, a parte una deviazione dall’ortodossia?

Penso che ci sia un problema fondamentale provocato dalla sinodalità, o dal “cammino sinodale”, che non è stato chiaramente definito dall’inizio. Penso che in gioco in questo momento ci sia un fondamentale malinteso sulla Chiesa stessa e sul papato, ovviamente sul Collegio dei vescovi e sulla tradizione.

Il fatto che il documento includa la Grande Commissione è lodevole, secondo Lei?

Alcune parti sono molto buone, ma sono mescolate con altri aspetti molto confusi. Dice: «è necessario assumere la prospettiva dei diritti dei popoli e delle culture, e in tal modo comprendere che lo sviluppo di un gruppo sociale […] richiede il costante protagonismo degli attori sociali locali a partire dalla loro propria cultura. Neppure la nozione di qualità della vita si può imporre, ma dev’essere compresa all’interno del mondo di simboli e consuetudini propri di ciascun gruppo umano» (40). Bene, se la cultura è una vera cultura, sì, sarà una espressione della legge naturale, ma ci possono essere cose in una cultura che non sono vere.

O quando dice che la “Tradizione autentica della Chiesa non è un deposito statico né un pezzo da museo, ma la radice di un albero che cresce”. Bene, la Tradizione non è solo la radice; la Tradizione è l’albero stesso. Non conosco inoltre questi poeti [ai quali si riferisce Papa Francesco], come Vinicius de Moraes o Juan Carlos Galeano; ma mi dicono che sono molto radicali e in modo non cristiano.

Dice poi che un rapporto con Gesù Cristo “non è nemico di questa visione del mondo marcatamente cosmica che caratterizza questi popoli, perché Egli è anche il Risorto che penetra tutte le cose (74)”  e poi cita san Tommaso d’Aquino.  Ma questo non può essere vero. Quindi aggiunge: «tutte le creature dell’universo materiale trovano il loro vero senso nel Verbo incarnato, perché il Figlio di Dio ha incorporato nella sua persona parte dell’universo materiale, dove ha introdotto un germe di trasformazione definitiva». Cristo divenne uomo e trasformò la natura umana, ma non so cosa vuol dire che “ha incorporato nella sua persona parte dell’universo materiale”.  Poi prosegue: “Egli è gloriosamente e misteriosamente presente nel fiume, negli alberi, nei pesci, nel vento, in quanto è il Signore che regna sul creato senza perdere le sue ferite trasfigurate, e nell’Eucaristia assume gli elementi del mondo conferendo a ciascuno il senso del dono pasquale”.

Ricordo che all’epoca in cui ero un giovane sacerdote negli anni ’70, quando rammentavo l’obbligo della messa domenicale, alcune persone dicevano che andavano a incontrare il Signore nel bosco o nel fiume. È questo il tipo di pensiero che ci conduce per un sentiero in cui Cristo è reso relativo al mondo.

Ritiene tuttavia che il tentativo fallito di spingere attraverso questo sinodo l’agenda sui sacerdoti sposati nel Rito Latino e delle donne diaconesse sia di buon auspicio per i futuri sinodi, il che mostra che lo Spirito Santo sta lavorando e che questi tentativi vengono vanificati?

Penso che sia stato lo Spirito Santo a impedire qualsiasi affermazione che avrebbe indebolito direttamente il celibato clericale o indebolito direttamente l’esclusione delle donne dagli ordini sacri, ma non credo che sia di buon auspicio per i futuri sinodi, perché proprio le persone che sono state al centro di tutto questo, l’arcivescovo Fernandez, il Cardinale [Oswald] Gracias – che è uno dei sei cardinali che consiglia il Santo Padre -, il cardinale [Michael] Czerny e altri, stanno tutti dicendo: “No, questa agenda va avanti”. Quindi siamo messi in una posizione in cui lo Spirito Santo sembra fare una cosa e quelli più vicini al Papa stanno dicendo: “Mah no, questa è solo una misura temporanea”.

Se lo Spirito Santo alla fin fine sta agendo per impedire queste idee, se abbiamo quella protezione, perché i laici dovrebbero essere tanto preoccupati?

I laici dovrebbero essere sempre preoccupati. Sì, contiamo sullo Spirito Santo che agisce, che previene possibili mali alla Chiesa, ma lo Spirito Santo è anche all’opera in tutti noi che siamo chiamati a dare conto  della nostra fede cattolica al mondo e all’interno della Chiesa stessa quando essa si trova nella confusione. Dico sempre ai fedeli laici – e ce ne sono così tanti oggi che sono confusi; si sentono disorientati; si sentono persino traditi dalla Chiesa – che abbiamo il Catechismo della Chiesa Cattolica. Studiate la vostra fede e quando le persone dicono cose contrarie alla fede, in modo sereno e forte, dite ciò che la fede insegna veramente.

Lo Spirito Santo opera anche attraverso di noi.

Esattamente. Ricordo durante il conclave che, mentre stavo pregando il Rosario, un cardinale venne da me e disse: “Lei mi sembra molto preoccupato; vedo che prega il Rosario” Dissi: “Sì, lo sono; questa è una questione molto seria.” Ed egli rispose: “Beh, non c’è nulla di cui preoccuparsi. Lo Spirito Santo è qui.” Io gli dissi: “Eminenza, ci sono stati conclavi che hanno eletto papi cattivi. Un conto è dire che lo Spirito Santo è qui, cosa che, infatti, sappiamo essere vera, lo Spirito Santo è presente in un conclave. Ma un altro conto è che i cardinali siano obbedienti allo Spirito Santo”. Dunque, ad esempio, se lo Spirito Santo ha lavorato per prevenire in questo documento alcune affermazioni o posizioni che avrebbero fatto molto male alla Chiesa, ciò dovrebbe ispirarci ancora di più a difendere la nostra fede cattolica.

Si sente spesso la domanda: perché non ci sono più vescovi o cardinali che parlino?

Questa è un’ottima domanda.

E spesso le persone pensano: se i cardinali non sono disposti a manifestarsi, perché dovrei farlo io oppure cosa potrei fare?

Questo è già successo però anche in passato, quando cardinali e vescovi hanno mancato al loro dovere, ci sono stati altri fedeli devoti, come santa Caterina da Siena – e non è l’unico esempio – che hanno difeso la fede.

Noi rispettiamo l’ufficio insostituibile della gerarchia e, quindi, (si comprende) la delusione di così tanti fedeli laici per il fatto che la gerarchia non stia svolgendo il proprio dovere. Questa è una delusione legittima, ma significa che è ancora più importante che tutti gli altri fedeli, laici, persone consacrate e così via, facciano la loro parte.

Perché un gruppo del Collegio dei Cardinali non visita il Santo Padre e si appella a lui per cambiare rotta o per esprimere la loro disapprovazione per la direzione in cui stanno andando le cose?

La domanda è: esiste un gruppo del genere? Ci sono due, tre o quattro che hanno parlato e con chiarezza. E non lo rendiamo pubblico, ma, ovviamente, esprimiamo le nostre preoccupazioni direttamente al Santo Padre. Non mi sto scusando, ma non mi ritengo il salvatore della Chiesa. Sto cercando di fare la mia parte, ma, di solito, nella storia della Chiesa, nei confronti di queste situazioni, c’era almeno un gruppo, nel senso di tre o più che si sono recati dal Santo Padre per dirgli che qualcosa semplicemente non andava  e che non si poteva continuare così.

Edward Pentin (corrispondente a Roma del National Catholic Register)

Traduzione a cura di Pan-Amazon Synod Watch

Fonte: National Catholic Register, 6 Marzo 2020

  • Nota: posizioni e concetti espressi negli articoli firmati sono di esclusiva responsabilità dei loro autori.
  • ©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
Edward Pentin

One thought on “Cardinale Burke: Le controversie dottrinali affievoliscono l’energia evangelizzatrice della Chiesa

  1. In ogni occasione analoga di psicologia individuale e sociale si deve far riferimento all’Autorità del Capo, al coraggio o meno dei sudditi di correggere/adeguarsi all’Autorità, alle conseguenze di queste scelte.
    Di fatto questa realtà ha provato che:
    1) il coraggio di correggere l’Autorità lo hanno avuto “pochi” (Cardinali, Vescovi, ministri), in vario modo emarginati, puniti (silenzio, deposizione da importanti incarichi, deposizione dall’insegnamento, ecc.);
    2) l’adeguarsi dei più (Cardinali, Vescovi, Ministri (avvantaggiati nella loro permanenza di incarichi e privilegi, ecc.).
    Tra queste due reazioni (coraggio e coerenza nel proprio ministero, codardia nell’adeguarsi silenziosamente o spavaldamente – per ottenimento di premi – esiste una terza: i “laici” il terzo grado, il più debole senza autorità se non quella della coerenza alla loro Fede ancorata in Cristo, hanno dato la loro firma a importanti documenti di “correzione” dell’Autorità, a migliaia e migliaia. Questa ultima categoria, senza diritto e forza governativa, ha fatto esclusivo riferimento alla propria coerenza di “cristiani” e al loro “diritto, anzi talvolta il dovere” (CIC 212.3) di mettere in guardia i loro “pastori” che il “gregge” sa distinguere tra “falsi pastori” e “veri lupi”, anche se questo “gregge” è stato definito “puzzolente”.

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