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Bux e Querida Amazonia. Scivolare nel catto-panteismo…

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L’esortazione apostolica Querida Amazonia fa ancora discutere per le possibilità che vengono lasciate aperte alle famose innovazioni, tanto attese dalle ali più “progressiste” della Chiesa. In quest’ottica riprendiamo dal blog del noto vaticanista Marco Tosatti due interventi di Monsignor Nicola Bux.

Il primo intervento è dovuto alla richiesta di una collega americana, Maike Hickson, che ha chiesto una riflessione a mons. Bux su Querida Amazonia. Lo trovate in inglese su LifeSiteNews. Ecco la versione italiana:

Cara Dottoressa Hickson,

meditavo su questa pagina di sant’Atanasio, che riporto distesamente: “Dopo aver fatto tutte le cose per mezzo del Verbo eterno e aver dato esistenza alla creazione, Dio Padre non lascia andare ciò che ha fatto alla deriva, nè lo abbandona a un cieco impulso naturale che lo faccia cadere nel nulla. Ma, buono com’è, con il suo Verbo, che è anche Dio, guida e sostenta il mondo intero, perché la creazione, illuminata dalla sua guida, dalla sua provvidenza e dal suo ordine, possa persistere nell’essere. Anzi il mondo intero diviene partecipe del Verbo del Padre, per essere da questi sostenuto e non cessare di vivere”(Discorso contro i pagani,n.41-42;PG 25,81-83).

All’Esortazione post-sinodale manca questo sguardo, anzi questa “Verbo-visione” che la renderebbe cattolica. Ora, quando la Chiesa rinuncia al Verbo, a Gesù Cristo, o lo cita marginalmente, tutto è poggiato sulla sabbia. Così, invece della redenzione delle culture, le si abbraccia tout-court e si scivola nel panteismo, senza accorgersi. Siamo dinanzi a una ‘cosmo-visione’ abbandonata da Dio. Tutto il resto è conseguenza, incluso il progettato ‘rito amazzonico’. L’Esortazione è un messaggio sociale o un annuncio di salvezza? È politica o è religione, come qualcuno ha osservato? La Chiesa cattolica, per quanto ridotta a un ‘resto d’Israele’, continuerà a perseverare nella sequela del Verbo fatto carne, nel quale ogni cosa consiste. Questo è il Vangelo eterno che la Chiesa deve proclamare per la salvezza eterna dell’uomo, della storia e del cosmo, come ebbe ad affermare Giovanni Paolo II sin dagli esordi del suo pontificato.

Cordiali saluti

In Domino Iesu

Nicola Bux

***

Il secondo intervento, più esteso e dettagliato, è un’intervista di Vito Palmiotti allo studioso, che potete trovare sul sito Il Pensiero cattolico.

Vito Palmiotti: L’Esortazione Apostolica post-sinodale Querida Amazonia ha suscitato reazioni inattese secondo i diversi modi di leggerla e recepirla. Forse, proprio quello era lo scopo che intendeva raggiungere il suo autore.

Nicola Bux: Infatti, da una parte ha provocato una grande delusione, nonché un vero e proprio disgusto, negli ambienti amazzonici, che si aspettavano – in logica continuità con tutto processo sinodale e con il documento finale – un’apertura netta e frontale sui due temi che sono stati il leiv motif sin dall’inizio: il conferimento del sacramento dell’ordine ai viri probati (con il conseguente indebolimento nonché annientamento del celibato sacerdotale) ed il diaconato permanente delle donne, come primo passo verso il sacerdozio femminile. La frustrazione causata in questo ambito specificamente locale si è allargata a livello internazionale a tutti i contesti progressisti, colpendo a sorpresa una buona parte della Chiesa, soprattutto in Germania. Negli stessi ambienti, si verifica, tuttavia, un’altra reazione, più conciliante e mascherata di finta serenità davanti alla evidente retromarcia dell’ultimo momento. Si tratta di una lettura dell’Esortazione Apostolica post-sinodale secondo un criterio, non ben precisato, di complementarietà e di armoniosa sintonia tra i due Documenti, quello post-sinodale e quello finale del Sinodo, i quali dovrebbero essere letti insieme, in maniera sinottica direi. Nella stessa linea si colloca chi vuole leggere il tutto come un processo aperto a nuovi sviluppi.

Palmiotti: Nel versante opposto, il Documento post-sinodale ha suscitato reazioni ottimistiche da parte di settori tradizionalisti e conservatori, che, senza uno sguardo d’insieme, credono di aver vinto finalmente la battaglia dell’ortodossia. Così, molti pensano ingenuamente che il Papa sarebbe ritornato a difendere la sana dottrina esercitando il suo ruolo di confermare i suoi fratelli nella fede.

Bux: In verità, sembra che egli abbia voluto dimostrare di non essere tanto eterodosso come si pensa in questi ambienti. Se dopo sette anni di pontificato, non si è compreso questo, significa che non si è colta ancora la sottostante sua visione della Chiesa, prevalentemente sociopolitica. Infine, anche nella cerchia di coloro che sono in linea con la buona tradizione e la dottrina ecclesiale, l’Esortazione Apostolica post-sinodale è vista realisticamente solo come un testo magisteriale che fa silenzio sui punti più controversi, lasciando nell’imprecisa nuvola dell’incertezza ciò che meritava una chiara presa di posizione.

Palmiotti: Così facendo, a un primo sguardo tutto sembrerebbe apparentemente in ordine, mentre in realtà è seminato il germe del caos che prima o poi produrrà i suoi frutti. Se è valida la metafora, si potrebbe dire che l’incendio della foresta amazzonica è stato parzialmente spento, ma sotto le ceneri rimangono ancora delle braci accese.

Bux: Lo stesso “teologo” di Francesco, mons. Viktor Manuel Fernandez, vescovo di La Plata, ha visto giusto, dichiarando a Religión digital: «Sin embargo, tampoco hay que afirmar, como han dicho algunos medios, que Francisco ha cerrado las puertas o ha excluido la posibilidad de ordenar algunos hombres casados. De hecho, en la introducción Francisco limita los alcances de su propio documento: “No desarrollaré aquí todas las cuestiones abundantemente expuestas en el Documento conclusivo” (2). Se refiere al documento con el cual concluyó el Sínodo de los Obispos celebrado en Roma. Está claro que si el Papa no desarrolla algún punto no es porque queda excluido, sino porque adrede no quiso repetir al Sínodo» (Tuttavia, non si deve nemmeno dire, come hanno detto alcuni media, che Francesco ha chiuso le porte o ha escluso la possibilità di ordinare alcuni uomini sposati. Infatti, nell’introduzione Francesco limita la portata del proprio documento: “Non svilupperò qui tutte le questioni abbondantemente esposte nel documento conclusivo” (2). Si riferisce al documento con cui ha concluso il Sinodo dei Vescovi tenutosi a Roma. È chiaro che se il Papa non sviluppa qualche punto non è perché è escluso, ma perché non ha voluto deliberatamente ripetere il Sinodo – traduzione di Stilum Curiae). Ed aggiunge: «Por primera vez una exhortación apostólica no quiere ser una interpretación del Documento conclusivo de un Sínodo ni una restricción de sus contenidos, ni un texto oficial que deja atrás lo que el Sínodo concluyó. Sólo es un marco complementario de ese documento y dice explícitamente: “no pretendo reemplazarlo ni repetirlo” (2). Tan claro es que no quiere reemplazarlo, que lo que hace es “presentar oficialmente” (3) ese documento y pedir que todos los obispos y agentes pastorales de la Amazonia “se empeñen en su aplicación” (4)» (Per la prima volta un’esortazione apostolica non vuole essere un’interpretazione del Documento conclusivo di un Sinodo, né una limitazione del suo contenuto, né un testo ufficiale che si allontana da quanto concluso dal Sinodo. Si tratta solo di un quadro complementare a tale documento e afferma esplicitamente: “Non intendo sostituirlo o ripeterlo” (2). (2) È talmente chiaro che non vuole sostituirsi ad esso, che “presenta ufficialmente” (3) quel documento e chiede a tutti i vescovi e agli agenti pastorali dell’Amazzonia “di lavorare per la sua realizzazione”).

Lo stesso “teologo” di Francesco, dunque, non nasconde che si è creata, con l’Esortazione, una sorta di religione cattolico-amazzonica, una religione nuova, fondata sull’unione quasi sincretica o contigua, tra la fede cattolica ed i riti e le superstizioni delle popolazioni amazzoniche. Infatti dichiara: «Al mismo tiempo, muestra una enorme apertura a los ritos y expresiones indígenas, pidiendo que no se las acuse tan rápidamente de paganismo o de “idolatría” (79) y deja lugar a un posible “rito amazónico” (nota 120). En el Sínodo se dijo precisamente, en las discusiones que llevaron a un cierto consenso, que ese era el marco adecuado para pensar en la posibilidad de los “viri probati”». (Allo stesso tempo, mostra un’enorme apertura ai riti e alle espressioni indigene, chiedendo che non siano così rapidamente accusati di paganesimo o “idolatria” (79) e lascia spazio a un possibile “rito amazzonico” (nota 120). Al Sinodo, proprio nelle discussioni che hanno portato ad un certo consenso, è stato detto che questo era il quadro appropriato per pensare alla possibilità di “viri probati). Come dire: prima modifichiamo il contesto, creando il giusto terreno, e poi pensiamo ai “viri probati” ed a tutte le altre innovazioni.Ricordo anche le parole spese in sede di presentazione dell’Esortazione dal card. Michael Czerny, il quale ha dichiarato che la questione dell’ordinazione diaconale delle donne e del celibato ecclesiastico non sono risolte dall’esortazione. Ed in modo non dissimile si è pronunciato pure il card. Hummes, relatore generale del sinodo panamazzonico, il quale ha ricordato che esisterebbe un piano per sviluppare e completare la questione del celibato. Secondo alcuni osservatori, l’Esortazione rappresenterebbe una sorta di “cavallo di Troia” per l’ordinazione delle donne e per l’abolizione del celibato sacerdotale.

Tralasciamo le questioni del rito amazzonico e dell’accettazione delle tradizioni idolatriche delle popolazioni amazzoniche (nel video di presentazione dell’esortazione di Vatican News).

Palmiotti: Se vogliamo, quella che hai descritto è una sorta di terza via (come mi pare ha ammesso qualche giorno fa, in occasione della pubblicazione dell’Esortazione, il biografo di Francesco, Austen Ivereigh su un articolo di The Tablet) o di porta semiaperta. Papa Bergoglio non ha chiuso la porta alle istanze dei progressisti, ma al contempo non le ha neppure spalancate. Ha lasciato l’uscio aperto quel tanto che basti, affinché lui, o un suo successore, in futuro, possa provvedere all’apertura completa. È forse, quindi, una vittoria di Pirro. E probabilmente neppure una vittoria. D’altronde, occorre chiarire che valore potrà assumere il Documento finale dei vescovi al sinodo amazzonico: sarà questo la chiave per interpretare l’Esortazione?

Bux: Se, come ha affermato il card. Baldisseri quel documento non rientrerebbe nel magistero, ma avrebbe mero valore morale, resterebbe da capire se esso possa nondimeno assumere valore di chiave interpretativa dell’Esortazione, talché codesta debba interpretarsi alla luce di quel documento, che Francesco ha invitato a leggere ed a tener presente interamente.

 In conclusione, Querida Amazonia ha sollevato un insieme di sentimenti contrastanti nei quali s’intrecciano l’amarezza di chi è rimasto deluso, l’illusione di chi spera in una futura apertura, l’ingenuo sguardo di chi crede in un fittizio ritorno alla vera dottrina, ma l’unico punto fermo che rimane sono le ambiguità su temi che ancora oggi esigono una risposta chiara. Last but not least, il linguaggio non chiaro, un “pastoralese”, per dir così, fatto di insinuazioni e non di affermazioni, come ha osservato in modo efficace il prof. Stefano Fontana, che non fa capire a cosa il fedele cattolico deve assentire.

***

Trovate il testo inglese di questo secondo intervento su questo collegamento.

Fonte: Stilvm Curiae, 20-02-20

  • Nota: posizioni e concetti espressi negli articoli firmati sono di esclusiva responsabilità dei loro autori.
  • ©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
Marco Tosatti

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