Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Lingue

LOGOTIPO8
Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Lingue

LOGOTIPO8

“Gli indigeni della selva amazzonica sono stati usati per attaccare la fede cattolica”

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su email
Condividi su print

Ignacio María Doñoro, sacerdote missionario in Amazzonia:

“Penso che, in qualche modo, gli indigeni della foresta amazzonica siano stati usati per attaccare la fede cattolica. Gli ultimi della terra, i più piccoli, i più deboli,  sono stati utilizzati per mostrare, inoltre, una realtà diversa da quella in cui viviamo qui.  Ripeto che non ho mai visto né la Pachamama né quegli altri idoli e sono qui da ben dieci anni.”

“Penso (anche) che oggi, più che mai, in Amazzonia e in qualsiasi altra parte del mondo, ciò che è necessario non è l’ordinazione di persone sposate bensì di sacerdoti innamorati di Cristo, con un cuore indiviso, che non lo vogliano spartire con nessuno ma solo con Lui.

Fernando Beltrán

Ignacio María Doñoro è un “pater” – come sono chiamati i sacerdoti nell’esercito – che è passato dall’assistenza alle vittime del terrorismo dell’ETA e da essere assegnato a diverse missioni internazionali all’Amazzonia peruviana. Lì ha fondato la “famiglia” Hogar Nazaret , dove accoglie bambini e adolescenti in situazioni ad alto rischio ed esclusione sociale. I sacerdoti che partecipano a questa iniziativa fanno parte della Prelatura di Moyobamba, in Perù.

A causa del Sinodo sull’Amazzonia tenutosi a Roma, la regione è stata nella Chiesa al centro dell’attenzione negli ultimi mesi, sebbene, secondo padre Ignacio, l’evento “non abbia avuto alcuna importanza” nella giungla in cui vive. Tuttavia, è molto interessante sapere da chi ci lavora, come un sacerdote abbia vissuto tutto in relazione al Sinodo. InfoVaticana ha avuto la fortuna di intervistare questo prete spagnolo che ci ha raccontato, molto chiaramente e senza peli sulla lingua, la sua visione delle cose dalla stessa Amazzonia.

Padre, l’atmosfera era più soffocante nei Paesi Baschi al tempo dell’ETA o qui nella foresta amazzonica?

Nei Paesi Baschi ero felice, mi sentivo privilegiato, perché ero con i più coraggiosi, con quelli che stavano dando la loro faccia, con quelli che erano persino disposti a morire per coloro che volevano la loro morte allo scopo di difendere i loro diritti, le loro libertà. E sebbene avvertissero l’odio di cui erano oggetto, lì avevano l’onore come bandiera.

Qui succede altrettanto.  I bambini che hanno sofferto di più sono quelli che hanno sentito di più nella propria carne cos’è il peccato dell’umanità. Quando l’uomo si allontana da Dio è capace delle più grandi barbarie. Queste creature subiscono le conseguenze del peccato dell’uomo. Sono crocifissi con Cristo.

Cosa c’è di più soffocante? Mi sento molto triste quando vedo che qui in Perù la società guarda dall’altra parte di fronte al dolore degli altri, al dolore dei miei figli, ma mi rende ancora più triste – e non voglio entrare in questioni politiche – vedere i terroristi, ora chiamati “onorevoli”(in Spagna, ndt),  che dai loro seggi continuano a deridere le atrocità da loro commesse.

Degli 854 assassinati dalla banda terroristica ETA, circa 500 erano membri delle Forze armate o delle Forze ed organi di sicurezza dello Stato (fondamentalmente, e in questo ordine, guardie civili, polizia nazionale e militare). Il resto erano politici, giornalisti, giudici, uomini d’affari, persone che passavano di lì … Penso che finché non saranno fuori dalle istituzioni spagnole, che non sono altro che l’altoparlante istituzionale dei terroristi, non ci sarà una società che vive in pace, ma una società sempre più tesa.

L’indifferenza di tanti è troppo dura per me. Non puoi cambiare pagina nonostante l’ingiustizia, perché altrimenti ciò che facciamo è la pace del silenzio, la pace dei cimiteri. E non dovrebbe essere così. Nel dire questo, ho in mente il tragico passato degli spagnoli, i morti, le migliaia di minacciati, i feriti, i 250.000 baschi che per il fatto di sentirsi spagnoli dovettero andare in esilio … Sì, la storia sono gli eventi accaduti in passato; questo non può essere cambiato, ma abbiamo l’imperativo morale di aiutare le vittime e difendere la loro dignità.

La pace si basa sulla giustizia. Ci sono migliaia di persone che sono state vittime e che non hanno ricevuto giustizia. Peggio, sembra che loro siano i colpevoli …

Questo mi fa stare molto peggio dell’essere qui nella foresta amazzonica.

Quali sono le maggiori difficoltà dell’evangelizzazione in Amazzonia?

Difficoltà, nessuna.  Stare qui raccontando loro di Dio, di cui non hanno mai sentito parlare, è meraviglioso. Queste persone sono veramente affamate di Dio. Si commuovo. Mi è successa una cosa molto divertente in El Salvador. Ho detto una Messa che è durata quarantacinque minuti. La gente si è arrabbiata molto per la durata così breve; perché non avevano camminato ore ed ore per ascoltare una Messa così corta. Volevano godere di più del Signore, saperne di più. Volevano che parlassi con Lui di più, che la Messa durasse più a lungo. Per la Messa successiva ho impiegato un’ora e mezza ma per loro era ancora troppo corta …

Qui trovi comunità che hanno una Messa solo una volta all’anno e sono felici di ricevere il sacerdote. Amano molto i preti! Scendi per strada e tutti ti salutano, chiedono la benedizione …

Di solito porto diversi rosari in tasca e li distribuisco durante il giorno. Che un prete ti dia un rosario è per loro una carezza di Dio nel loro cuore. Ciò che queste persone vogliono e di cui hanno bisogno sono i santi sacerdoti, pienamente dedicati nel corpo e nell’anima.

Con quali aspettative i cattolici hanno vissuto il recente Sinodo? I lavori sinodali e il documento finale riflettono, secondo lei, gli aneliti del popolo amazzonico?

Qui, nella foresta amazzonica, il Sinodo che teoricamente doveva instaurare un dialogo sui problemi dell’Amazzonia, non ha avuto alcun significato. Nessuno ha parlato del Sinodo. Nessuno.  Non se ne sono accorti. Le persone sono molto povere. È già tanto se hanno la televisione, ma poi guardano la soap opera. Non leggono la stampa né si informano.

A mio avviso, non ha molto senso avere fatto un sinodo solo per l’Amazzonia e sono preoccupato che siano state sollevate alcune questioni e anche il modo in cui sono state sollevate, perché è strano, sono cose che non hanno nulla a che fare con la realtà dell’Amazzonia.

“Nessuno ha parlato del Sinodo. Nessuno.  Non se ne sono accorti”.

Personalmente mi hanno dato molta luce, in mezzo alle controversie sorte intorno al Sinodo,  alcune parole del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti: «Ho il timore che gli occidentali stiano usando questa assemblea per far avanzare i loro piani. Penso in particolare all’ordinazione di uomini sposati, alla creazione di ministeri femminili e alla giurisdizione dei laici. Questi punti toccano la struttura della Chiesa universale. Cogliere l’occasione per introdurre piani ideologici sarebbe una manipolazione indegna, un inganno disonesto e un insulto a Dio che guida la sua Chiesa e gli affida il suo piano di salvezza. Inoltre, mi sorprende e indigna il fatto che l’angoscia spirituale dei poveri in Amazzonia venga  usata come scusa per sostenere progetti tipici del cristianesimo borghese e mondano. È abominevole”.

Io, che sono stato in questa terra benedetta per dieci anni, prima a Madre de Dios e poi a Moyobamba, vedo ogni giorno gente semplice che ha sete di Dio, sete di verità. Cristo è l’unica verità. Saranno poveri, ma non sono stupidi e a loro piace la verità … Ecco di cosa hanno bisogno. Questo è il loro più grande desiderio.

In Europa la protagonista è stata la “Pachamama”; in che misura quella figura è legata all’Amazzonia? Cosa ha pensato quando hai visto le immagini di quella strana cerimonia dei giardini vaticani in cui una di quelle figure veniva venerata davanti al Papa?

Ricordo con emozione, prima della fine del Sinodo, il momento in cui ho visto il video di alcuni giovani che sono entrati nella chiesa carmelitana, vicino al Vaticano, dove le statuette demoniache sono state esposte su un altare e le hanno gettate nel fiume Tevere … Non posso fare a meno di pensare che i miei figli della Casa di Nazareth, che amano molto Gesù e la Vergine Maria, si sarebbero sentiti altrettanto male come quei giovani, il che li avrebbe sicuramente portati ad agire in modo simile a loro.

Andrea Tornielli, direttore editoriale del Vaticano, ha apostrafato coloro che hanno compiuto questi atti di «vandali» e «nuovi iconoclasti». Diceva che “non si trattava d’idolatria bensì di un simbolo della fecondità, della terra e della sacralità della vita”.  Argomenti tanto deboli appoggiati su concetti così limitati, hanno dimostrato tutta la fragilità di questi discorsi e hanno lasciato un sapore molto amaro.

Posso assicurare che ho visto per la prima volta quegli idoli nelle immagini che ci arrivavano da Roma. Ho pianto vedendoli nel cuore fisico della nostra Santa Madre Chiesa, sulle reliquie di san Pietro e San Paolo. Sono rimasto scandalizzato, allo stesso modo di milioni di cattolici in tutto il mondo.

Penso che in qualche modo, gli indigeni della foresta amazzonica siano stati usati per attaccare la fede cattolica. Gli ultimi della terra, i più piccoli, i più deboli,  sono stati utilizzati per mostrare, inoltre, una realtà diversa da quella in cui viviamo qui.  Ripeto che non ho mai visto né la Pachamama né quegli altri idoli e sono qui da ben dieci anni.

I cattolici di questa regione con cui ho parlato sono rimasti male vedendo queste cose che non rappresentano né significano nulla per loro. Sentono, come molti di noi, il bisogno di fare un atto di riparazione al Cuore di Gesù. L’unica regina dell’Amazzonia è la Madre di Dio. Proprio questa regione dell’Amazzonia è chiamata “Madre di Dio” in onore della Beata Vergine Maria.

Per un cristiano – anche naturalmente per un cristiano in Amazzonia – non esiste altro Dio o altro salvatore che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, nato dal grembo verginale di Maria.

Nelle ultime settimane l’attenzione è stata posta sulla prossima esortazione post-sinodale di papa Francesco, che raccoglierà i frutti del sinodo. Ci sono molte aspettative su questa Esortazione. Alcuni hanno la speranza – che già si riflette nel documento finale del Sinodo – che il Papa permetterà l’ordinazione di uomini sposati  per esigenze pastorali speciali di quelle regioni. Cosa pensa lei di una simile misura? Nella sua esperienza vede necessaria questa decisione? Quell’argomento non sarebbe poi applicabile ad altri posti nel mondo con mancanza di sacerdoti?

Credo che l’Amazzonia, al pari della Chiesa in tutto il mondo, abbia bisogno di sacerdoti santi e colti, umili e gioiosi. Madre Teresa di Calcutta disse che, in un’occasione, parlando con un prete, egli le disse: «Madre, per me Gesù è tutto. Non ho tempo né spazio per altri affetti”. E Madre Teresa comprese che, se quel prete portava con sé così tante anime a Dio, era perché era unito a Lui.

Questo è il compito del sacerdote: testimoniare l’amore misericordioso e incondizionato di Gesù Cristo e portare anime a Dio. E tutto ciò dopo anni di studio, preghiera e discernimento, per poi essere ordinato per dare gloria a Dio e servire gli altri.

Il sacerdote è un santificatore del popolo di Dio. Santificatore soprattutto per i sacramenti che amministra, il Battesimo, l’Eucaristia e il sacramento della Riconciliazione. Il santo Curato d’Ars, patrono dei sacerdoti, ha detto qualcosa che può essere scioccante perché le parole che usa sono forti, ma contengono una grande verità: «Dopo Dio, il sacerdote è tutto! Lascia una parrocchia per venti anni senza un sacerdote e adoreranno le bestie. Quando vuoi distruggere la religione, inizi ad attaccare il prete, perché dove non c’è prete, non c’è sacrificio e dove non c’è sacrificio, non c’è religione”.

Penso che oggi, più che mai, in Amazzonia e in qualsiasi altra parte del mondo, ciò che è necessario non è l’ordinazione di persone sposate bensì di sacerdoti innamorati di Cristo, con un cuore indiviso, che non lo vogliono spartire con nessuno ma solo con Lui.

Dio sceglie i suoi sacerdoti, che si dedicano a Lui in una vita piena, in una fiat senza condizioni. Cristo era celibe e chiede ai sacerdoti di sposarsi con Lui e di dargli il dono della nostra verginità, proprio come Lui voleva donarlo al Padre per amore di noi. È meraviglioso!

Mons. Rafael Escudero, che è stato padre sinodale nel Sinodo dell’Amazzonia, ha voluto mettere in guardia dai pericoli dell’ordinazione di viri probati: «Ordinare  uomini anziani sposati supporrebbe una sorta di sacerdozio di seconda classe e ridurrebbe l’identità del sacerdote cattolico alla mera funzionalità sacramentale. Il sacerdote, da pastore della comunità, fonte di consigli, maestro di vita cristiana, presenza vicina di Cristo, diverrebbe  un semplice funzionario della Messa”.

Credo che quei pericoli di cui avverte monsignor Escudero siano reali. La missione affidata da Cristo al sacerdote è così grande – e cito di nuovo il curato d’Ars – che “se egli se ne rendesse conto, morirebbe. Dio gli obbedisce: dice due parole e Nostro Signore discende dal cielo. La felicità di dire Messa non verrà pienamente compresa se non in cielo!”  Tutti noi sacerdoti abbiamo letto queste belle parole centinaia di volte. Dio si è fidato così tanto di noi che si è messo nelle nostre umili mani. Non possiamo venirgli meno. Non possiamo abbassare il nostro ministero o dividerlo in sacerdoti di prima e seconda categoria. Dio merita tutto.

Una delle questioni che hanno avuto maggior peso nel sinodo di ottobre è stata l’ecologia, come vede questo problema? Lo considera una priorità? Quali pensa che dovrebbero essere le priorità per la Chiesa in Amazzonia?

Risponderò alla prima domanda dal punto di vista della mia realtà. Ho insegnato ai bambini del Hogar Nazaret a rispettare le piante. L’esuberanza nella giungla è impressionante. La natura è così bella che ci parla di Dio e va rispettata. Pertanto, prendersi cura della nostra casa comune è importante.

Ma qui in Amazzonia, insieme ad una enorme predazione della natura, esiste una predazione dell’essere umano. La tratta di persone; si arriva all’estremo di considerare che l’altro è una cosa, che la donna è una proprietà del maschio … Ecco perché mi sarebbe piaciuto vedere sollevare al Sinodo questo tipo di problemi e parlato , tra le altre cose, della dignità delle donne, della dignità delle madri e di come risolvere molti dei loro problemi. Mi sembra un problema prioritario.

Prima ho menzionato Madre Teresa, che è uno dei grandi della storia dell’umanità e che ha molto a che fare con la storia del Hogar Nazaret. Lei insisteva molto sulla difesa dei bambini non ancora nati. Disse che qualcosa di straordinario accadde quando la Vergine Maria visitò sua cugina Elisabetta e il nascituro sussultò di gioia in presenza di Gesù. “È molto strano che Dio abbia usato un bambino non ancora nato per proclamare la venuta di Cristo. Conosciamo le cose che stanno accadendo ai bambini non ancora nati. Come le loro stesse madri pongano fine alle loro vite! Oggi l’aborto è diventato il più grande distruttore della pace, dell’amore, della verità. I bambini che non sono ancora nati sono i più poveri tra i poveri. Sono così vicini a Dio! Chiedo sempre ai medici degli ospedali in India di non uccidere mai un bambino. Se nessuno lo vuole, lo terrò io!”

Per me queste parole di Madre Teresa mi spingono ad agire. Qui molte donne vengono ingannate. Troppo spesso trovo ragazze terrorizzate dalla paura perché pensano di dover abortire. Il crimine dell’aborto è terribile e stiamo sempre lottando per realizzare una Casa del Bambino Nascituro, nonostante la mancanza di mezzi economici e umani per aiutare queste giovani donne ad avere i loro figli e recuperare la gioia attraverso l’amore. Nessuna di loro si è pentita di aver messo al mondo un figlio.

Un altro problema che ritengo essenziale è quello di fare una scommessa chiara e ferma in favore della verità. Per la verità nella morale, per la verità nella rivelazione di Dio (senza edulcoramenti), per la verità nei grandi dibattiti che si stanno aprendo, per affrontarli con coraggio. Mi riferisco, ad esempio, all’ideologia di genere, al valore della vita umana dal concepimento e fino alla fine dei suoi giorni, ecc.

 Allo stesso tempo, ed insieme a questi grandi temi, è essenziale cercare mezzi soprannaturali, come la preghiera, la Santa Messa, l’adorazione, l’incontro personale con il Cristo vivente nell’Eucaristia, la devozione alla Vergine Maria … Credo che sia la cosa da fare, sia qui in Amazzonia che nel resto del mondo, perché la Chiesa è universale. Infine, vorrei dare voce ai poveri. Non dimentichiamo i più bisognosi. Le persone dell’Amazzonia, proprio perché sono le più povere, meritano il meglio. Meritano sacerdoti totalmente dedicati al loro ministero, che diventino un tutt’uno con Cristo, che il loro cuore sia indiviso. Questo è ciò che credo sia necessario. Non perché c’è bisogno di sacerdoti, cercherò sacerdoti di seconda classe … Inoltre, è necessaria la formazione. Qui la formazione dei sacerdoti dura almeno dieci anni, molto più che in Spagna. Nella mia prelatura si sta compiendo uno sforzo immenso per il seminario. Penso che sia una buona scommessa. Ciò richiede la formazione di sacerdoti autoctoni e richiede molti anni, molti sforzi, molti sacrifici, molti soldi e molte preghiere. Tutto ciò viene fatto a Moyobamba, qui, in Amazzonia, grazie a Dio e alla generosità di molte persone.

Ndt: Se vuole collaborare con l’Hogar Nazaret nell’Amazzonia peruviana, clicchi qui

Traduzione a cura di Pan-Amazon Synod Watch

Fonte: InfoVaticana, 07-02-20

  • Nota: posizioni e concetti espressi negli articoli firmati sono di esclusiva responsabilità dei loro autori.
  • ©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
Altri Autori

One thought on ““Gli indigeni della selva amazzonica sono stati usati per attaccare la fede cattolica”

  1. Questa lettura mi ha confortata, è verissimo abbiamo bisogno dei Sacerdoti santi. Per avere un cuore che batte per Cristo Gesù.
    Grazie infiniti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
2 × 22 =