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Cardinale Sarah: Il sacerdozio oggi è in pericolo di morte

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Brani dell’intervista di Edward Pentin per il Catholic National Register (7 febbraio) con il prefetto della Congregazione per il Culto Divino cardinale Robert Sarah, autore con Joseph Ratzinger – Benedetto XVI del libro Dal profondo del nostro cuore sul celibato nella Chiesa, un tema sollevato sia dai documenti del Sinodo sull’Amazzonia che dal cammino sinodale tedesco.

CITTÀ DEL VATICANO – Il cardinale Robert Sarah ha fatto un ulteriore appassionato appello per non indebolire la regola obbligatoria del celibato per i sacerdoti, affermando che sarebbe una catastrofe equivalente a un “attacco alla Chiesa e al suo mistero”. (…) E, anticipando la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale sul Sinodo Panamazzonico di papa Francesco, il cardinale Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, spiega anche come l’eccezione proposta nel Sinodo sia diversa da precedenti e dalla situazione delle Chiese orientali e fa notare che persino quando ci furono preti sposati nella Chiesa primitiva, essi vivevano una vita casta.

Eminenza, perché ha voluto scrivere questo libro? Perché il sacerdozio cristiano è in pericolo mortale! Sta attraversando una grave crisi.La scoperta del gran numero di abusi sessuali commessi da sacerdoti e persino da vescovi, ne è un sintomo indiscutibile. Il Papa emerito Benedetto XVI ha già parlato con forza su questo argomento. Ma poi il suo pensiero è stato distorto e ignorato (…) Sono convinto che ci abbia detto l’essenziale – ciò che nessuno vuole sentire. Ha dimostrato che alla radice degli abusi commessi dai chierici c’è un profondo difetto nella loro formazione. Il sacerdote è un uomo dedito al servizio di Dio e della Chiesa. È una persona consacrata. Tutta la sua vita è dedicata a Dio. Eppure si è voluto desacralizzare la vita sacerdotale. Si è voluto banalizzarla, renderla profana, secolarizzarla. Si è voluto rendere il prete un uomo come un altro. Alcuni sacerdoti si sono formati senza mettere al centro della loro vita Dio, la preghiera, la celebrazione della Messa, l’ardente ricerca della santità.

Come ha detto Benedetto XVI, “Perché la pedofilia ha raggiunto tali proporzioni? In ultima analisi, la ragione è l’assenza di Dio. È solo dove la Fede non determina più le azioni dell’uomo che tali crimini sono possibili “.

 (…)

Quanto è stata povera questa formazione di cui parla, e quali sono stati gli effetti?I sacerdoti sono stati formati senza insegnare loro che Dio è l’unico punto di sostegno per le loro vite, senza far loro sperimentare che le loro vite hanno significato in e per Dio. Privati ​​di Dio, sono stati lasciati con null’altro che il potere. Alcuni sono caduti nella diabolica logica dell’abuso di autorità e dei crimini sessuali. Se un prete non fa esperienza quotidiana che è solo uno strumento nelle mani di Dio, se non sta costantemente davanti a Dio per servirlo con tutto il suo cuore, allora rischia di diventare intossicato da un senso di potere. Se la vita di un sacerdote non è una vita consacrata, allora è in grande pericolo d’illusione e di devianze.Oggi alcuni vorrebbero fare un ulteriore passo in questa direzione. Vorrebbero relativizzare il celibato dei sacerdoti. Sarebbe una catastrofe! Perché il celibato è la manifestazione più ovvia che il sacerdote appartiene a Cristo e non più a se stesso. Il celibato è il segno di una vita che ha significato solo in e per Dio. Volere ordinare uomini sposati implica che la vita sacerdotale non è a tempo pieno, che non richiede un dono completo, che si è liberi per altri impegni come una professione, che si lascia tempo libero per una vita privata. Ma questo è falso. Un prete rimane sempre un prete. L’ordinazione sacerdotale non è innanzitutto un impegno generoso; è una consacrazione di tutto il nostro essere, una conformazione indelebile della nostra anima a Cristo Sacerdote, che esige da noi una conversione permanente per corrispondere a Lui. Il celibato è il segno indiscutibile che essere sacerdote suppone il lasciarsi possedere interamente da Dio. Metterlo in discussione aggraverebbe ancor di più la crisi del sacerdozio.

(…) 

Il Sinodo Amazzonico non ha proposto di mettere in discussione il celibato ecclesiastico, ma solo consentire eccezioni per far fronte alla carenza di sacerdoti. Le sembra possibile? L’ordinazione di uomini sposati è una fantasia di accademici occidentali che sono alla ricerca di trasgressioni. Voglio affermarlo con forza: i poveri, i semplici cristiani non chiedono la fine del celibato! Si aspettano che i sacerdoti siano santi, che si diano interamente a Dio e alla sua Chiesa. Si aspettano sacerdoti celibi che incarnino la figura di Cristo, Sposo della Chiesa. Volevo affermare in questo libro che dobbiamo aiutare Papa Francesco a stare dalla parte dei poveri e dei semplici e rifiutare la pressione dei potenti, quelli che hanno i mezzi per finanziare campagne mediatiche. Alcune organizzazioni ecclesiali che gestiscono molti soldi credono di poter fare pressione sul papa e sui vescovi. Lo vediamo in Germania. Alcuni vogliono imporre i loro progetti a tutta la Chiesa. Preghiamo per il Papa; dobbiamo aiutarlo a resistere alle pressioni di questi ricchi e potenti corpi ecclesiali. Dobbiamo aiutarlo a difendere la fede dei semplici. Dobbiamo aiutarlo a difendere i poveri dell’Amazzonia da coloro che cercano di sfruttarli privandoli di un sacerdozio pienamente vissuto nel celibato. Questo libro è stato scritto soprattutto per sostenere il Papa nella sua missione.

(…)

Ma che dire delle eccezioni alla legge del celibato che già esistono, ad esempio nei riti cattolici orientali o nell’ordinariato anglicano?Un’eccezione è transitoria per definizione e costituisce una parentesi nello stato normale e naturale delle cose. Come nel caso dei pastori anglicani che tornano alla piena comunione. Ma la mancanza del prete non giustifica l’eccezione. È lo stato normale di qualsiasi chiesa nascente, come in Amazzonia, o di chiese morenti, come in Occidente. Gesù ci ha avvertito: “Il raccolto è abbondante ma gli operai sono pochi”. L’ordinazione di uomini sposati in giovani comunità cristiane inibirebbe il sorgere di vocazioni di preti non sposati. L’eccezione diventerebbe uno stato permanente. Un indebolimento del principio del celibato, anche se limitato a una regione, non sarebbe un’eccezione bensì una breccia, una ferita nella coerenza interna del sacerdozio. D’altra parte, si comprende meglio la dignità e la grandezza del matrimonio. Come sottolinea Benedetto XVI in questo libro, questi due stati non sono compatibili perché entrambi richiedono un dono assoluto e totale.In Oriente, alcune chiese hanno un clero uxorato. Non metto in alcun modo in dubbio la santità personale di questi sacerdoti. Ma una situazione del genere esiste solo a causa della massiccia presenza di monaci. Inoltre, dal punto di vista del segno dato a tutta la Chiesa dal sacerdozio, esiste il rischio di confusione. Se un sacerdote è sposato, allora ha una vita privata, coniugale e familiare. Deve trovare il tempo per moglie e figli. Non è in grado di mostrare che tutta la sua vita è totalmente e assolutamente donata a Dio e alla Chiesa. San Giovanni Paolo II lo affermò molto chiaramente: la Chiesa vuole essere amata dai suoi sacerdoti con lo stesso amore con cui Gesù l’ha amata, vale a dire con l’amore di un coniuge esclusivo. È importante, secondo il santo Papa polacco, che i sacerdoti comprendano la motivazione teologica del loro celibato. Disse  il celibato sacerdotale non è da considerarsi come semplice norma giuridica, né come una condizione del tutto esteriore per essere ammessi all’ordinazione, bensì come un valore profondamente connesso con l’ordinazione sacra, che configura a Gesù Cristo buon Pastore e Sposo della Chiesa”(Pastores Dabo Vobis, 50). 

(…) Cosa ne pensa dell’opinione che il celibato sacerdotale sia una norma relativamente recente nella Chiesa Cattolica?Spesso siamo vittime di una profonda ignoranza storica su questo argomento. La Chiesa aveva sacerdoti sposati durante i primi secoli. Ma non appena erano ordinati, dovevano astenersi completamente dai rapporti sessuali con le loro mogli. Benedetto XVI ce lo ricorda molto chiaramente in questo libro.Tutti conoscono la sua profonda cultura storica e la sua perfetta conoscenza dell’antica tradizione. Questo è un dato di fatto ed è dimostrato dalla più recente ricerca storica. Non c’erano tabù in questo requisito, nessuna paura della sessualità. Si trattava di affermare che il sacerdote è il coniuge esclusivo, nel corpo e nell’anima, della Chiesa. Dal punto di vista storico, le cose sono molto chiare: dall’anno 305, il Concilio di Elvira ricorda la legge, “ricevuta dagli apostoli”, sulla continenza dei sacerdoti. Non appena la Chiesa emergeva dall’età del martirio, una delle sue prime preoccupazioni fu quella di affermare che i sacerdoti dovevano astenersi dai rapporti sessuali con le loro mogli.

In effetti, il Concilio afferma: “È concordato all’unanimità che vescovi, sacerdoti e diaconi, vale a dire tutti i chierici costituiti nel ministero, si debbano astenere dalle loro mogli e non avere figli; chiunque li abbia avuti [i rapporti sessuali] dovrà essere dichiarato dimesso dall’ufficio clericale” (Canone 33). Se questo requisito fosse stato un’innovazione, non avrebbe potuto non provocare una protesta diffusa tra i sacerdoti. Nel complesso, tuttavia, fu ricevuto pacificamente. I cristiani erano già consapevoli del fatto che un sacerdote che celebra la Messa, cioè il rinnovamento del sacrificio di Cristo per il mondo, deve anche offrire se stesso a Dio e a tutta la Sua Chiesa, corpo e anima. Non appartiene più a se stesso. Fu solo molto più tardi, a causa della corruzione dei testi, che l’Oriente si sarebbe evoluto nella sua disciplina, senza mai rinunciare tuttavia al legame ontologico tra sacerdozio e astinenza.

 (…)

Traduzione a cura di Pan-Amazon Synod Watch

  • Nota: posizioni e concetti espressi negli articoli firmati sono di esclusiva responsabilità dei loro autori.
  • ©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
Edward Pentin

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