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Cardinale Burke: “forze diaboliche” sono entrate nella Basilica di San Pietro attraverso l’idolatria alla Pachamama

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10 dicembre 2019 (LifeSiteNews) – Il cardinale Raymond Burke appoggia un’iniziativa, nata in Francia, di preghiera e riparazione per il 12 dicembre a proposito dell’idolatria alla Pachamama avvenuta in Vaticano durante il Sinodo dell’Amazzonia, affermando che “forze diaboliche” sono entrate nella la Basilica di San Pietro e debbono essere “sconfitte”.

“È accaduto qualcosa di molto grave durante l’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Amazzonica. Un idolo è stato introdotto nella Basilica di San Pietro – la figura di una forza demoniaca “, ha detto il cardinale Burke durante una breve intervista l’8 dicembre al canale francese indipendente TVLibertés.

“Pertanto è necessaria fare atti di riparazione e pregare, affinché le forze diaboliche entrate con questo idolo siano vinte dalla grazia di Dio, da Cristo che vuole che la Basilica di San Pietro sia purificata dall’atto sacrilego avuto luogo durante il Sinodo”, ha aggiunto.

In un’iniziativa nata in Francia, i cattolici sono stati invitati a celebrare la festa liturgica della Madonna di Guadalupe, giovedì 12 dicembre, con preghiere d’amore e di riparazione per le parodie idolatriche compiute nei Giardini Vaticani, nell’Aula sinodale, nelle strade di Roma, nella chiesa di Santa Maria in Traspontina, vicino a Piazza San Pietro, e nella stessa Basilica di San Pietro, nel cuore stesso della Cristianità.

L’iniziativa è stata soprannominata: “Gettiamo spiritualmente la Pachamama nel Tevere” e ha ricevuto il sostegno di Alexander Tchugguel, il giovane cattolico austriaco che ha effettivamente gettato nel fiume le cinque Pachamama prese a Santa Maria in Traspontina durante il Sinodo dell’Amazzonia.

L’invito alla preghiera è semplice e si può rispondere a tutti i livelli. Si suggerisce ai cattolici di dire cinque misteri del Rosario e una preghiera di riparazione il 12 dicembre, se possibile in una chiesa, in una cappella, in un santuario o in un luogo pubblico, in qualche momento della giornata, insieme ad altri fedeli;  a casa propria se non fosse possibile altro oppure insieme ad una persona malata o anziana nella sua casa o stanza d’ospedale.

Il cardinale Burke ha dato il suo sostegno a questa iniziativa rispondendo in francese a una domanda telefonica di Jean-Pierre Maugendre, del movimento “Renaissance catholique”, nel corso dell’intervista dell’8 dicembre.

Quando gli è stato chiesto se stava chiamando tutti i cardinali, i vescovi, i sacerdoti e i laici per associarsi a questa iniziativa di preghiera e riparazione, il Cardinale ha risposto: “Sì, sì. Tutti dovrebbero pregare e compiere questo atto di riparazione per lo scandalo che è stato causato, soprattutto perché Dio è stato offeso da questo atto”.

Il cardinale Burke ha insistito: “Voglio incoraggiarvi in ogni modo a portare avanti questa iniziativa”. Anche il vescovo Athanasius Schneider ha sostenuto l’atto di riparazione, definendolo una “preziosa iniziativa”. 

Ecco una classica preghiera di riparazione usata per la devozione dei Cinque Primi Sabati, come chiesto dalla Madonna di Fatima a Suor Lucia:

O Santissima Vergine e Madre nostra, ascoltiamo con dolore le lamentele del tuo Cuore Immacolato circondato delle spine che in ogni momento gli piantano le bestemmie e l’ingratitudine dell’umanità irriconoscente. Siamo mossi dall’ardente desiderio di amarti come Madre nostra e di promettere una vera devozione al tuo Cuore Immacolato.

Pertanto, ci inginocchiamo davanti a te per manifestare il dolore che proviamo per le sofferenze che le persone ti causano e per espiare con le nostre preghiere e sacrifici le offese con cui essi rigettano il tuo amore. Ottieni per loro e per noi il perdono di tanti peccati. Affretta la conversione dei peccatori affinché possano amare Gesù Cristo e cessino di offendere il Signore, già tanto offeso. Volgi i tuoi occhi misericordiosi verso di noi, affinché possiamo amare Dio con tutto il nostro cuore sulla terra e goderlo per sempre in Paradiso.

[…]

La brutta, nuda e incinta Pachamama appare come un’antitesi totale della Santa Madre di Dio nella sua rivelazione ai popoli indigeni delle Americhe e ai conquistatori spagnoli.

Il 12 dicembre si commemora la festa della Madonna di Guadalupe, Imperatrice delle Americhe, la cui immagine si impresse miracolosamente nel 1531 sul poncho o “tilma” di san Juan Diego, un uomo di mezza età, che si era già convertito al cristianesimo meno di nove anni dopo che gli spagnoli avevano rovesciato l’impero azteco, in quello che oggi è il Messico.

L’immagine è ricca di simbolismi sia occidentali che indigeni e mostra che si tratta sia di una Vergine che di una donna incinta, una dolce Madre palesemente diversa dagli spiriti pagani venerati dalla popolazione locale. Fu la sua apparizione che scatenò la conversione in massa di milioni di indigeni alla fede cattolica, portata a loro dai conquistatori spagnoli arrivati ​​nel paese circa dieci anni prima. Meno di cento anni dopo, l’intero continente latinoamericano era praticamente già convertito.

Nel 1531 la maggior parte degli indigeni aztechi e maya della regione certamente ricordavano ancora i tempi terrificanti dei sacrifici umani quando il dio serpente, Quetzalcoatl, e altre divinità, ricevevano l’offerta dovuta di vittime umane. La visione della figura gentile ma regale della Vergine Maria deve essere stata per loro una novità assoluta. I loro dei pagani erano tanto spaventosi nella loro bruttezza quanto cattivi nelle loro esigenze; la Madonna di Guadalupe arrivò con un messaggio di amore e fiducia, per parlare del vero Dio:

“Sappi per certo, figlio mio più amato, più piccolo e più giovane, che io sono la perfetta e sempre Vergine Santa Maria, Madre del Dio di verità attraverso Colui che tutto vive, il Signore di tutte le cose vicine a noi, il Signore dei cieli e della terra[.]”

E più tardi:

“Non sono qui, io, che sono tua madre? Non sei sotto la mia ombra e protezione? Non sono la fonte della tua gioia? Non sei nella cavità del mio manto, tra le mie braccia? Ti serve altro? Non lasciare che nient’altro ti preoccupi, ti disturbi”.

La Madonna apparve sul colle Tepeyac, dove era stato distrutto il tempio di Tonantzin, la dea “Madre Terra” degli Aztechi,  conosciuta come “Pachamama” più a sud nelle Ande. Conosciuta anche come Coatlicue nel pantheon azteco, era una divinità spiacevole, con una “gonna di serpenti” e una collana di mani mozzate, cuori e teschi umani. Gli storici anticattolici moderni vorrebbero identificare la dea pagana con la Madonna di Guadalupe, che secondo loro è onorata dagli indigeni americani come una rappresentazione occulta della loro ex dea.

Questa interpretazione sincretista (e blasfema) della venerazione pienamente cattolica della Vergine Madre di Dio è molto presente in circoli moderni e secolarizzati e spiegherebbe perché la Pachamama è stata scelta per essere portata in giro e venerata durante il Sinodo dell’Amazzonia, anche quando l’esempio perfetto della Madonna di Guadalupe fornisce una risposta al problema dell’evangelizzazione delle popolazioni indigene.

Traduzione a cura d Pan-Amazon Synod Watch

  • Nota: posizioni e concetti espressi negli articoli firmati sono di esclusiva responsabilità dei loro autori.
  • ©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
Jeanne Smits
Giornalista franco-olandese specializzata nelle tematiche pro-life, ha diretto la rivista Présent.

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