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Vescovo svizzero spiega perché osa sollevare preoccupazioni su papa Francesco

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Mons. Eleganti_Coira

John-Henry Westen

28 novembre 2019 (LifeSiteNews) – Mons. Marian Eleganti, vescovo ausiliare di Coira in Svizzera, non ha smesso di difendere l’insegnamento della Chiesa negli ultimi anni. In un episodio del The John-Henry Westen Show, Sua Eccellenza ancora una volta si è mostrato schietto e ha spiegato perché ha sollevato delle preoccupazioni nei confronti di papa Francesco.

Già prima dell’inizio del Sinodo, mons. Eleganti aveva espresso energico sostegno alla critica del cardinale Brandmüller al Documento di Lavoro del Sinodo, affermando che molti vescovi non parlavano perché diplomatici e politici.

Tuttavia, aveva detto che lui parla sempre secondo coscienza anche se “non succede mai senza dolore e preghiera”.

“Non mi piace criticare il papa”, ammette. Ma “non rimango in pace con la mia coscienza quando non mi pronuncio … sento un obbligo nel mio cuore”.

Il vescovo Eleganti ha espresso preoccupazione per il fatto che i cardinali non si conoscano molto bene reciprocamente a causa del fatto di provenire da parti del mondo così diverse. Ha detto che “non è bene” che non si incontrino e dialoghino con il Papa per aiutarlo con il loro consiglio.

Oggi Sua Eccellenza ha aggiunto che la Chiesa non può “abolire una tradizione così lunga come il celibato” perché Cristo stesso ha vissuto in modo celibe. Mons. Eleganti ha affermato che il clero sposato minerà il celibato e che “a lungo termine non guadagneremo nulla ma perderemo molto”.

Mons.Eleganti mi ha detto, inoltre, che la cerimonia della Pachamama era “idolatria” e “venerazione sincretistica”. “Per me, è qualcosa d’inaccettabile.  La “Pachamama è una divinità … non è lo Spirito Santo … abbiamo bisogno di Gesù Cristo.”

Ha anche detto che abbiamo già una Madre, la Beata Vergine, e che la nostra “casa comune” è la Chiesa cattolica, non la terra.

Le proposte sinodali tese a far svolgere alle donne ruoli più importanti sono “piccoli passi” finalizzati alla promozione delle donne sacerdote, mi ha detto. Ma lo Spirito Santo ha già parlato su questo argomento e la Chiesa non può cambiare i suoi insegnamenti.

Mons. Eleganti ha chiuso il nostro colloquio dicendo che è “molto fiducioso” nella “natura soprannaturale della Chiesa”, perché Cristo è “sempre” vivo nella Chiesa. Si è detto colpito dal fatto che i laici cattolici possano vedere cose e dire cose che persino vescovi e cardinali non possono dire. Ha consigliato che i cattolici esprimano sempre il loro pensiero con amore e carità e non in modo arrabbiato e con “parole dure”.

“L’amore deve rendersi manifesto”, ha detto.

Traduzione a cura d Pan-Amazon Synod Watch

  • Nota: posizioni e concetti espressi negli articoli firmati sono di esclusiva responsabilità dei loro autori.
  • ©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
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One thought on “Vescovo svizzero spiega perché osa sollevare preoccupazioni su papa Francesco

  1. Lo scandalo maggiore di riti pagani nei giardini vaticani, presente il Papa, di idoli pagani in una chiesa cattolica, sull’altare della consacrazione della carne e sangue di Cristo, è nel silenzio di quasi la totalità di cardinali e vescovi e pastori di anime. Il loro silenzio scandalizza e li accusa d connivenza all’eresia, al paganesimo. Solo migliaia di laici hanno alzato la voce in ripetute “suppliche”, rimaste inascoltate, anzi, in un crescendo eretico ed apostata, ora addirittura sfociato nella più pagana e nefasta cerimonia idolatra. I pochissimi cardinali e vescovi continuano a sottolineare l’eresia, l’apostasia. il paganesimo, ma da anni non scendono alle conclusioni. È bene, e doveroso, parlare e difendere la Dottrina ed il gregge santo di Cristo, ma non è bene, non concludere in coerenza alle accuse giuste denunziate. Se è vero, allora, che si è sfociato nell’eresia, apostasia, paganesimo, quali e quando le conclusioni? Basterebbe leggere la Ineffabilità Deus, che sancisce il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, negata il 21 dic. 2018, per concludere per l’anatema, ipso facto la caduta nell’apostasia, con tutte le conseguenze. Oppure, i pochissimi cardinali e vescovi, giustamente denunzianti e coraggiosi, si attendono che tale conclusione la dovranno prendere i “laici” ex can. 212.3, che non hanno il diretto potere di prendere, né gli strumenti?

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