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Alexander Tschugguel, il giovane “maccabeo” che ha gettato nel Tevere gli idoli della Pachamama

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Tra le notizie inerenti il Sinodo dell’Amazzonia ve ne è una che ha fatto il giro del mondo ed è quella sulla rimozione di cinque statue della Pachamama dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina poi gettate nel Tevere.

Questo fatto altamente simbolico ha riscosso il plauso di innumerevoli cattolici che si erano sentiti offesi e oltraggiati nella loro fede dalle cerimonie pagane celebrate all’interno prima del Vaticano e poi in una chiesa in via della Conciliazione a due passi dalla Basilica di San Pietro.

Pochi giorni fa, uno degli autori di questo gesto è voluto uscire allo scoperto in un video apparso su youtube, rivendicando a volto scoperto il suo atto e dando le ragioni che l’hanno spinto a compierlo. Si tratta di Alexander Tschugguel, un giovane cattolico austriaco di 26 anni convertitosi dal luteranesimo 10 anni fa.

Nei giorni precedenti, il gesto era stato elogiato da diversi prelati, tra i quali i cardinali Gerhard Müller e Walter Brandmüller, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò e i vescovi Marian Eleganti e Athanasius Schneider, che l’ha paragonato ai Maccabei dell’Antico Testamento.

Il cardinale Walter Brandmüller, rinomato storico della Chiesa, ha encomiato il giovane come uno dei “coraggiosi profeti di oggi”. Mentre mons. Viganò ha chiamato Alexander Tschugguel di “eroe”.

Mons. Schnedier è stato particolarmente grato affermando che “il gesto di questi battezzati verrà registrato negli annali della storia della Chiesa come un atto eroico che ha portato gloria al nome Cristiano, mentre gli atti di uomini di chiesa di alto rango che hanno contaminato il nome Cristiano a Roma, passeranno alla storia come atti codardi e insidiosi di ambiguità e sincretismo”.

Estremamente netto nel suo giudizio anche il cardinale Müller che ha detto: ‘Il grande errore è stato portare gli idoli dentro la Chiesa, non di toglierli”.

La dichiarazione del giovane Tschugguell è stata ripresa in Italia da diversi siti e blog – come Stilvm Curiae di Marco Tosatti e Campari & De Maistre – nonché da giornali di livello nazionale come Il Giornale, Il Messaggero e Il Tempo di Roma.

Il video originale sottotitolato in italiano è stato diffuso dall’agenzia di informazione Corrispondenza Romana.

All’estero, la “confessione” di Tschugguel ha fatto letteralmente il giro del mondo, trovando ampio spazio nei media di lingua inglese, tedesca, spagnola, francese, ecc. A mo’ di esempio citiamo il National Catholic Register, LifeSiteNews, Die Tagespot, Vatican News (in lingua tedesca), Kath.net, ACI Prensa, InfoCatolica e Liberté Politique. Persino un’agenzia stampa coreana ne ha dato notizia.

Di seguito, pubblichiamo la trascrizione delle parole di Alexander Tschugguel apparse sul blog Chiesa e post concilio:

“Salve, mi chiamo  Alexander Tschugguel e sono la persona che ha gettato l’idolo Pachamama nel Tevere. Perché l’ho fatto?

Dovete sapere che ho seguito molto da vicino quello che stava accadendo a Roma al sinodo sull’Amazzonia, e ho pensato che avrei dovuto avere più informazioni. Per questo mi sono recato a Roma all’inizio del sinodo per partecipare ad alcune conferenze e avere più informazioni, da vicino, su tutte le problematiche relatve all’Amazzonia delle quali si discuteva.

Ho visitato la chiesa di Santa Maria in Traspontina, che si trova proprio tra Castel Sant’Angelo e la basilica di San Pietro. In quella chiesa, in due cappelle preparate per i visitatori del sinodo sull’Amazzonia, c’erano simboli della cultura e dell’area amazzonica. E tra questi vi erano le statue della cosiddetta Pachamama.

I volontari che erano lì mi hanno spiegato che erano simboli della fertilità, della Madre Terra, dell’ecologia integrale, e quando siamo andati avanti nella conversazione mi hanno detto che il sinodo non era soltanto una questione religiosa ma era di più, una questione politica. Ho chiesto loro se i popoli nell’Amazzonia venissero battezzati dai missionari, e mi hanno risposto di no, che normalmente non è parte della loro cultura e così via.

Alcuni di noi sono rimasti sconvolti. Così io e un mio amico che capiva il portoghese siamo ritornati per avere maggiori informazioni. E dalle informazioni che ho avuto ho capito che il tutto era contro il primo comandamento, che era sbagliato, che quel simbolo era la dea della fertilità, la Madre Terra, quindi contro il primo comandamento che dice: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro dio all’infuori di me”, che non ti prostrerai davanti a un’immagine idolatrica come invece si vede nel video girato durante la cerimonia nei giardini vaticani, in cui i presenti si prostravano davanti a questa immagine.

Una volta ritornato in Austria ho pensato e ripensato a questa cosa, se fosse giusta, così con i mie amici siamo arrivati alla conclusione che avremmo dovuto farlo, che saremmo ritornati a Roma, che avremmo dovuto tirare fuori gli idoli dalla chiesa, che le statue non appartengono alla Chiesa cattolica, che sarebbero dovute stare fuori dalla chiesa.

Per questo siamo partiti e siamo arrivati lì davanti alla Chiesa al mattino presto. Ci siamo alzati, abbiamo bussato alle 6:30, ha risposto una certa Tina, ma apparentemente la chiesa non era aperta. Abbiamo girato un po’.  Seduti su una panchina, vicino alla chiesa, abbiamo pregato un rosario. Poi siamo entrati in chiesa, abbiamo guardato a entrambe le cappelle per vedere dove fossero le Pachamama. Dopo aver visto dove stavano, abbiamo fatto in modo di prenderne quante più possibili. Abbiamo preso cinque statue, ci siamo recati verso Castel Sant’Angelo, sul ponte dell’Angelo, vicino alla statua dell’Angelo, e abbiamo gettato le statue nel Tevere una dopo l’altra. È stato un grande successo.

Per la verità sul momento non ce ne siamo resi conto. È stato qualche ora più tardi che ci siamo accorti del grande impatto che il gesto ha avuto sulla Chiesa cattolica e sul sinodo. Tutti vedevano che cosa stava accadendo al sinodo e hanno incominciato a informarsi su cosa fossero le Pachamama, che cosa sono effettivamente, che cosa rappresentano, a capire che non sono cattoliche. Abbiamo ricevuto tantissimo supporto e fantastiche persone hanno pregato per noi, penso, milioni di rosari, e sono così contento che sia accaduto, perché, lo sapete, senza le preghiere l’un per l’altro nulla funziona.

Per questo ho deciso di rendere la cosa pubblica, perché non voglio che si pensi che sia stata un’azione codarda. Non siamo usciti allo scoperto prima perché volevamo che parlasse l’azione stessa, che la gente parlasse del gesto e non di chi l’aveva compiuto.

Dopo due settimane, e una dalla fine del sinodo, siamo pronti a fronteggiarli. A dimostrare che siamo dei laici, che ci siamo alzati, che non ci piace quello che sta accadendo nella Chiesa cattolica. Ora siamo ritornati a Vienna, nella nostra stupenda città, e siamo pronti per un maggior impegno su questo. Iscrivetevi a questo canale YouTube  e avrete nelle prossime ore o giorni un ulteriore video con maggiori informazioni sulle carenze del Sinodo.”

Osservatorio - Sinodo sull'Amazzonia

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