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Cosa importa se è un rito pagano?

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Uno dei redattori dei documenti pre-sinodali, il teologo Paulo Suess, fornisce una pertinente chiave di lettura sulla vicenda delle Pachamama.

Una notizia dell’agenzia ACI Prensa del 24 ottobre conferma che il teologo indigenista, forse il più noto del Sinodo, il tedesco-brasiliano Paulo Suess, segretario del Consiglio Indigenista Missionario del Brasile (CIMI), ha ammesso che non ha importanza che vi sia stato un rito pagano in Vaticano, secondo la “Teologia India”, di cui è grande promotore.  In un articolo firmato da Walter Sànchez Silva, leggiamo le seguenti testuali parole del teologo indigenista rilasciate durante un’intervista alla sezione tedesca di Vatican News.

“Quando è stato celebrato il rito iniziale, con il Papa nella Basilica di San Pietro, ha riunito noi e gli indigeni. C’era una canoa e subito qualcuno ha scritto che questo era un rito pagano” (…) “E anche se fosse? Se ci fosse stato un rito pagano, ciò che è accaduto è stato un servizio di adorazione. Un rito ha sempre qualcosa a che vedere con l’adorazione e il paganesimo non può essere trascurato come se non esistesse”.

All’inizio, la stessa agenzia ufficiale di Vatican News aveva detto che la Pachamama non era un idolo ma la Madonna dell’Amazzonia. Poi, visto che alla bestemmia si aggiungeva il danno, le fonti vaticane hanno cercato di correggere il tiro parlando di mero simbolo della fertilità, senza valore religioso. Al ritrovo delle statuette nel Tevere, Papa Francesco ha dichiarato che erano state esposte senza nessuna intenzione idolatrica. Ma la versione di uno dei grandi “guru” del Sinodo, Paulo Suess per l’appunto, mischia nuovamente tutte le carte: una versione che concorda perfettamente con gli scritti della “teologia india”.

L’unico risultato è che il fedele comune, come ha detto il Cardinale Mueller alla EWTN, è sempre più confuso fra ciò che è e non è più cattolico nella Chiesa.

Osservatorio - Sinodo sull'Amazzonia

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