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I martiri ci salveranno

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Chiara Chiessi

 

Hanno fatto il giro del mondo le foto agghiaccianti della cerimonia pagana “Pago à la tierra”, una preghiera panteistica ed animistica avvenuta sotto gli occhi del Pontefice, di cardinali, religiosi e laici.

C’è un’immagine particolarmente impressionante che ha girato in rete: mostra alcuni dei partecipanti a questa “preghiera” prostrati completamente, in un atto di adorazione alla “madre terra”.

Gli oggetti utilizzati per questo rito sono stati portati in processione fino alla Chiesa di santa Maria in Traspontina, posti su una coperta multicolore ai piedi dell’altare; ovviamente tutto questo con il Santissimo esposto.

Tra gli idoli che risaltavano di più, la figura di una donna incinta nuda che simboleggiava la fertilità pagana.

Come se non bastasse, pochi giorni fa è avvenuta pubblicamente, fuori la Chiesa di santa Maria in Traspontina, la venerazione pubblica di alcuni di questi idoli.

Alcune persone, compresi sacerdoti, suore, una donna vestita da prete e dei laici, hanno formato un cerchio ballando e cantando attorno ad un lenzuolo su cui sono stati messi vari oggetti, tra cui un demone andino e l’immagine di una donna seminuda che allatta un animale ed un bambino (questa stessa immagine, si trova ancora nella Chiesa della Traspontina).

Fa impressione ed è scioccante vedere non solo laici, ma soprattutto religiosi prendere parte a questa blasfemia. Vederli prostrati davanti ai demoni pagani, e per di più, vedere questi simboli dimorare nelle nostre Chiese profanate.

Ora queste “cerimonie” potrebbero essere incluse in un rito liturgico amazzonico, in futuro forse adottato dalla Chiesa; invece di essere i cattolici gli evangelizzatori, siamo noi a dover essere “evangelizzati”.

Chi salverà la Chiesa da questa notte oscura?

Negli Acta martyrum, ovvero i resoconti dei processi a cui furono sottoposti i primi martiri cristiani, vediamo questi eroi straordinari preferire la morte e la sofferenza piuttosto che adorare le divinità pagane.

Gli veniva imposta la scelta: “o il tuo Dio e morirai, o i nostri dei e vivrai”.

I martiri, anche giovanissimi come san Pancrazio o sant’Agnese, con una carità ed un coraggio eroico hanno testimoniato Dio nella loro breve vita, vissuta tutta protesa verso la santità.

Noi oggi riempiamo le nostre Chiese di idoli, ci prostriamo e li adoriamo anche pubblicamente, profaniamo la liturgia con elementi “amazzonici”, macchiamo le nostre anime in cui dimora la Santissima Trinità, di peccati gravi contro Dio per – secondo i comunicati del Sinodo- “cercare nuove strade alla ricerca di un’ecologia integrale”.

Nel bellissimo libro Fabiola, scritto dal Card. Nicholas Wiseman, che diede il via alla rinascita cattolica in Inghilterra, leggiamo di uno di questi processi che porteranno al martirio il giovinetto san Pancrazio, ucciso a Roma nel 304:

 

Venne infine il turno di Pancrazio.

“Giovane insolente- gli disse il giudice- tu sei stato tanto temerario da strappare l’Editto dei divini imperatori. Tuttavia anche per te c’è grazia e perdono, purché sacrifichi agli dei. Mostrati dunque una buona volta pietoso e savio, tu, che ancora sei un ragazzo”.

Pancrazio si segnò col segno della croce e rispose con calma:

“Io sono il servo di Cristo: lui riconosco, lui professo con la mia lingua, lui porto nel cuore, lui solo incessantemente adoro. Son giovane, è vero, ma per quel che riguarda la fede, sono saggio come un uomo dai capelli bianchi. Perciò vi dico che i vostri dei e tutti i loro adoratori sono destinati all’eterna dannazione”.

“Sia percosso sulla bocca in punizione della bestemmia e sia battuto con le verghe”, gridò il giudice inviperito.

“Grazie- rispose dolcemente il giovanetto- così posso soffrire almeno in parte la stessa pena sofferta dal mio Signore”.[1]

 

Un tempo, erano i pagani ad offrire ai cristiani l’incenso per adorare i loro dei, oggi sono le più alte gerarchie ecclesiastiche a farlo, nelle chiese con esposto il Santissimo, alla presenza di laici e religiosi.

Un fanciullo come san Tarcisio ha preferito la morte piuttosto che permettere ai pagani di profanare il Santissimo che stava portando.

Decine di religiosi furono impiccati al Tyburn Tree, fuori Londra, con la “colpa” di essere cattolici, durante i regni di Enrico VIII ed Elisabetta I.

Un tempo schiere di martiri di ogni età e di ogni estrazione, avrebbe preferito l’effusione del sangue piuttosto che rinnegare Dio.

San Pancrazio dice: I vostri dei e tutti i loro adoratori sono destinati all’eterna dannazione.

In questo clima di apostasia che la Chiesa sta vivendo, la nostra preghiera è quella di sentire queste parole chiare dalle gerarchie che hanno promosso questi “riti”: gli idoli pagani portano solo alla perdizione delle anime.

Per salvare la Chiesa, dobbiamo riscoprire i martiri, coloro che hanno vissuto solo per Dio, meditare sulle loro vite, comprendere l’importanza di difendere la nostra fede.

Come ogni cosa, anche questa notte oscura in cui la Chiesa è immersa, passerà. Chi rimarrà per sempre ed in eterno sarà Dio e coloro che Lo hanno desiderato al di sopra di ogni cosa, sacrificando anche la propria vita: i santi, i martiri.

A loro chiediamo di intercedere per la salvezza della Chiesa.

 

[1] Wiseman N., Fabiola, Paoline, Roma, 1980, p.222
  • Nota: posizioni e concetti espressi negli articoli firmati sono di esclusiva responsabilità dei loro autori.
  • ©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
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