Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Lingue

LOGOTIPO8
Condividi su facebook
Condividi su pinterest
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Lingue

LOGOTIPO8

CIRCOLI MINORI: LE PREOCCUPAZIONI TROVANO CONFERMA

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su email
Condividi su print
indioslapressefo_54556114

Il Sinodo per l’Amazzonia sembra proseguire spedito e sicuro nella direzione voluta dai suoi promotori e organizzatori. I padri sinodali, pur con sfumature diverse, appaiono sostanzialmente concordi sulle proposte da presentare nel documento finale.  

In effetti, le relazioni dei Circoli minori, consegnate alla Segretaria Generale del Sinodo e pubblicate dalla Sala Stampa della Santa Sede il 18 ottobre, si confermano in piena sintonia con quanto scritto nell’Instrumentum laboris.

Leggendo i testi è possibile notare che il nome di Gesù Cristo è citato ben poche volte, a vantaggio di un linguaggio e di osservazioni proprie più ad una Ong che alla Chiesa cattolica.

Vi è una sostanziale unità di vedute dei padri sinodali sulla necessità di conservare e proteggere la spiritualità dei popoli indigeni, in nome della preservazione della loro identità, minimizzando così o eliminando del tutto il compito evangelizzatore dei missionari. Alcune relazioni arrivano addirittura a chiedere di valorizzare e legittimare non solo i rituali ancestrali, ma anche le figure degli sciamani e dei pajè, andando a sfociare in un vero e proprio riconoscimento del paganesimo.

Queste posizioni purtroppo non stupiscono, viste le cerimonie tribali tenutesi nella stessa Basilica di San Pietro e nella chiesa di Santa Maria in Traspontina. Quanto sta accadendo, nell’indifferenza generale e nello sconcertante silenzio della stragrande maggioranza delle autorità ecclesiastiche, è di una gravità inaudita. E non bastano le (deboli) rassicurazioni del prefetto vaticano del Dicastero per la Comunicazione, il dott. Paolo Ruffini, per tranquillizzare le coscienze. Ruffini ha affermato che non bisogna vedere il male laddove non c’è: l’immagine della donna incinta venerata in tali rituali non è la Madonna, ma, a suo avviso, solo un simbolo della vita, della fertilità, della terra… Ebbene, proprio davanti a questo simbolo abbiamo visto prostrarsi anche religiosi cattolici. Sarebbero questi i nuovi cammini per l’evangelizzazione?

Diversi Circoli propongono una liturgia amazzonica ed il Circolo italiano B si è spinto a chiedere l’introduzione di un Rito amazzonico, “che permetta di sviluppare sotto l’aspetto spirituale, teologico, liturgico e disciplinare la ricchezza singolare della Chiesa cattolica in Amazzonia”.

E tale ricchezza singolare deve prevedere evidentemente ministeri ufficiali per le donne e la deroga alla disciplina del celibato sacerdotale. Infatti, la stragrande maggioranza dei padri sinodali è favorevole o comunque non si oppone ad una ambigua proposta di maggiore valorizzazione delle donne nella Chiesa. Alcuni si spingono anche a sostenere la necessità del diaconato femminile. Allo stesso tempo, vi è un generale consenso circa la possibilità di ordinare al sacerdozio uomini indigeni già sposati, i cosiddetti viri probati.

In alcune relazioni si parla di una Chiesa ancora troppo istituzionalizzata, gerarchica e clericale, auspicando una nuova ecclesiologia, ovviamente a tutto vantaggio di un livellamento  fra il sacerdozio ordinato e quello comune del laicato. Vengono ad esempio lodate le Comunità Ecclesiali di Base (CEB), considerate “punto di riferimento importante nel cammino evangelizzatore e inculturato della Chiesa. Sono state e continuano ad essere la grande intuizione teologico-pastorale latinoamericana”, a prescindere dalle “cattive esperienze di eccessiva politicizzazione, cattiva comunicazione e mancanza di accompagnamento” (Circolo spagnolo C). Almeno qui sembra esserci un leggero riconoscimento del ruolo nefasto in favore del marxismo promosso dalla Teologia della liberazione giocato dalle CEB in diversi paesi latinoamericani, specialmente in Brasile. Ma a che serve, se ci si illude rilanciando un esperimento fallito, il quale non solo non ha frenato bensì accelerato l’erosione di fedeli cattolici verso altre denominazioni religiose? 

Tra i padri vi è poi grande unità circa la posizione che la Chiesa deve assumere di fronte alla questione ecologica, accettata quasi unanimemente nella sua versione più catastrofista. Molte relazioni si soffermano lungamente su aspetti scientifici e ambientali, che di per sé non dovrebbero appartenere alla sfera di competenze dei vescovi.

A tal proposito, si introduce il termine ecocidio, si parla della natura e dell’ambiente come soggetti di diritti e si auspica (Circolo portoghese B) di “includere nella Teologia Morale il rispetto per la Casa Comune e i peccati ecologici, rivedendo i manuali e i rituali  del sacramento della Penitenza”. Tutto ciò non apre forse le porte ad uno strisciante panteismo, in cui l’ecosistema è elevato a una sorta di persona divina?

Inoltre, sempre in nome della preservazione della cultura indigena e, in fondo, di un primitivismo considerato come ottimale, si mette in guardia dall’emigrazione dei popoli originari verso le città. Per questo la maggioranza delle relazioni vede negli indigeni un modello di vita esemplare, un “buen vivir”, in quanto più autentico e in armonia con la natura rispetto all’occidentale.

Da qui le accuse verso il colonialismo europeo, cui la Chiesa si sarebbe associata lungo i secoli e la proposta di una revisione degli stili di vita occidentali (come ad esempio ridurre il consumo di carni rosse, secondo quanto si legge nella relazione del Circolo anglo-francese).

Al di là di quanto effettivamente sarà recepito nel documento finale e poi successivamente da Papa Francesco, un dato è certo ed è stato ben spiegato da Mauricio López, segretario esecutivo della Red Eclesial Pan-amazônica (REPAM): più che ottenere risultati immediati, è importante piantare semi, certi che saranno le generazioni future a goderne i frutti. López ha dichiarato che questo del sinodo è un momento di kairos, ovvero un tempo di grazia, opportuno per avviare processi: il meccanismo infatti si è già messo in moto e nulla sarà più come prima, come anticipato mesi fa dal vescovo di Essen, mons. Franz-Josef Overbeck.

E se quanto si sostiene attualmente durante il Sinodo non è nuovo – chiunque infatti può constatare che il linguaggio usato e le proposte sollevate si ascoltano da decenni nelle parrocchie e nelle diocesi di tutto il mondo – è innegabile che, grazie all’avallo ufficiale di Roma, si stia facendo un passo in avanti verso la destrutturazione della Chiesa e della civiltà cristiana.   

  • Nota: ©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
Osservatorio - Sinodo sull'Amazzonia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
21 ⁄ 7 =