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SINODO AMAZZONICO: CRESCONO LE PREOCCUPAZIONI DI PRELATI E MISSIONARI

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Leggendo in questi giorni le notizie e i commenti che riguardano il prossimo Sinodo Speciale per la Regione Panamazzonica, ci s’imbatte sempre più frequentemente in commenti preoccupati di ecclesiastici, prelati e missionari di rilievo, che invitano a guardare i problemi della regione non con gli occhi dell’utopia e dell’ideologia bensì della realtà, che è di autentica carenza di evangelizzazione e di perdita di terreno della Chiesa Cattolica in favore di denominazioni per di più neo-protestanti.

In un articolo esclusivo per la nota Agenzia ACI Prensa, il cardinale venezuelano Jorge Urosa Savino torna sull’argomento delle debolezze che si vedono nel documento che starà alla base della discussione sinodale, l’Intrumentum Laboris. Il porporato parla del suo aspetto più prettamente religioso ed ecclesiale, che ovviamente è quello che interessa, o almeno dovrebbe interessare di più, le autorità cattoliche: sarebbe “molto importante che il Sinodo abbia presente qualcosa che è molto debole nell’Instrumentum Laboris: le esigenze del mandato di Cristo agli apostoli e a tutta la Chiesa di evangelizzare. (…) Una Chiesa profetica è una Chiesa che non solo proclama la giustizia sociale e difende i diritti umani, che dialoga e accompagna, ma è soprattutto una Chiesa che annuncia Cristo ed evangelizza”.

Il porporato venezuelano aggiunge poi che il menzionato documento “sembra ritenere i popoli indigeni o originari la maggioranza della popolazione dell’immenso territorio amazzonico, ma ci sono anche molte città e paesi di cultura comune latinoamericana. Adopera un linguaggio impreciso ed equivoco e afferma debolmente la missione evangelizzatrice e santificatrice della Chiesa in Amazzonia, giacché ha una visione antropologica ingenuamente ottimista di un essere umano quasi perfetto” (…). “Più grave ancora: esso ha una ecclesiologia molto debole, perché non presenta Cristo come redentore e salvatore dell’umanità. Inoltre, propone una visione riduttiva della missione della Chiesa, più attenta al tema sociologico, culturale, antropocentrico ed ecologico piuttosto che a quello evangelizzatore e santificatore, spirituale e pastorale.  (…) Perciò il documento è stato seriamente criticato, suscitando molte controversie. Il problema di questo documento sono i suoi difetti” (…) “sarebbe stato conveniente lavorarci maggiormente (…) per evitare di provocare dubbi, polemiche e persino un forte rigetto (…) Per non parlare ora anche dei preti sposati e delle diaconesse. Il testo è problematico a causa della sua redazione confusa, per i suoi errori in temi generali di dottrina ed ecclesiologia”.

Sempre dall’agenzia ACI Prensa del 26 settembre arriva un’altra allerta sul Sinodo proveniente da padre Martín Lasarte, sacerdote salesiano missionario in Angola che parteciperà all’evento ecclesiale romano come uno degli esperti di nomina diretta di Papa Francesco.

Secondo quanto riporta ACI, Padre Lasarte ha dichiarato in una intervista a Europa Press che ordinare sacerdoti degli uomini sposati “non tocca il reale problema di fondo” e che sarebbe una soluzione “illusoria, quasi magica”.

Nell’opinione del missionario salesiano, ritenere che dove non c’è un sacerdote non c’è la Chiesa è “una aberrazione ecclesiologia e pastorale. La nostra fede è radicata nel Battesimo, non nella ordinazione sacerdotale”, dire il contrario sarebbe “peccare enormemente di clericalismo”. Ha aggiunto che in Amazzonia, a differenza dell’Africa dove risiede, non ci sono state vocazioni al sacerdozio “a causa d’impostazioni pastorali assai povere”. In Amazzonia la maggioranza degli indigeni migra verso le città ed è lì che “bisogna accompagnarli e formarli”, evitando la tendenza a farsene un’idea “bucolica”.

Infine, il portale Vaticano informa che un altro missionario salesiano, l’italiano Juan Bottasso, da decenni tra gli indigeni dell’Ecuador, avverte che bisogna “evitare che il dibattito sui viri probati oscuri i dolori e le piaghe amazzoniche”.  E poi aggiunge un’“Altra priorità: non idealizzare le popolazioni indigene. Non tutte sono attaccate alle proprie tradizioni. I giovani sono orientati alla modernizzazione, molti di loro si trasferiscono nelle città e perdono l’identità, il legame con il proprio passato. D’altronde, in Amazzonia l’80% della popolazione vive nelle grandi città e non pensa certo alla conservazione dell’ambiente. Questa è una verità che non bisogna tacere”.

Vedremo se al Sinodo prevarranno voci come queste che invitano alla cautela o prevarranno invece quelle di altri invitati speciali, come i sacerdoti promotori della Teologia India, i sacerdoti Paul Suess ed Eleazar López. Bisognerà seguire con attenzione anche la possibilità che il documento finale, pur ribadendo concetti accettabili, non faccia passare fra le righe quelle poche e ambigue parole che basteranno per dare credito a una prassi, già presente fra i neo-missionari, di non conferire il Battesimo, nella convinzione che gli aborigeni possiedano già una propria autentica rivelazione; di partecipare a rituali sincretistici e neo pagani; di fare un ulteriore passo in avanti nell’abolizione graduale del celibato ecclesiastico e del conferimento di ministeri alle donne, etc…

Osservatorio - Sinodo sull'Amazzonia

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