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HERMES RODRIGUES NERY: «Il Vaticano non lasci che il globalismo occupi l’Amazzonia»

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Il professore pro life: «Il Sinodo di ottobre rischia di favorire la sfida al Brasile e l’autogestione delle popolazioni indigene».

Lorenzo Bertocchi

 

«Il Triple corridor A o Corridoio Anaconda è un’anticamera per l’internazionalizzazione dell’Amazzonia che mette a rischio la sovranità degli Stati e del Brasile in particolare. Come cattolici brasiliani vorremmo una spiegazione inequivocabile, una manifestazione precisa che il Vaticano non sostiene questa iniziativa».

La denuncia viene da Hermes Rodrigues Nery, classe 1965, scrittore, politico e attivista pro life brasiliano. Contattato dalla Verità, Nery ha sollevato le sue perplessità su di una possibile benedizione del Vaticano per un progetto che «produrrebbe solo un ulteriore destabilizzazione dell’area, mascherata dietro una confusa autogestione affidata agli indigeni».

Il progetto Triple Corridor A viene da lontano, sono almeno 30 anni che si parla di un corridoio ecologico che vada dalle Ande all’Atlantico passando per l’Amazzonia. Dopo il vertice di Parigi sul clima è tornato alla ribalta delle agende politiche e ora prende nuovo slancio in vista del sinodo per l’Amazzonia che papa Francesco ha voluto in Vaticano nel prossimo ottobre. Il corridoio non è mai decollato e difficilmente lo farà, però la filosofia che lo sostiene potrebbe raggiungere ora risultati insperati e cioè ottenere per l’Amazzonia una sorta di autonomia sovranazionale nel nome della difesa dell’ambiente.

Professor Nery, perché il Vaticano dovrebbe smentire una sua benedizione al progetto di questo corridoio amazzonico?

«Nel febbraio 2017, il cardinale Claudio Hummes, relatore generale del prossimo sinodo sull’Amazzonia, e monsignor Sanchez Sorondo, attuale cancelliere della Pontificia accademia per le scienze, hanno promosso il seminario “Diritto umano all’acqua” in Vaticano, a cui ha partecipato anche papa Francesco. In questa occasione è stato accolto con favore l’ecologista Martín von Hildebrand che ha realizzato una presentazione del suo controverso progetto Triple Corridor A. La domanda è: dando il benvenuto a von Hildebrand in un evento presso la Pontificia accademia delle scienze, alla presenza di Hummes, Sorondo e persino Francesco, dove lui ha difeso pubblicamente il progetto Triple corridor A, il Vaticano ha sostenuto la sua proposta? È una domanda lecita che dobbiamo porci anche in relazione alla filosofia che anima von Hildebrand e in funzione del prossimo sinodo».

Quale sarebbe questa «filosofia»?

«Quella che anima la sua Gaia Amazonas di cui è presidente onorario e fondatore ed è parte della più ampia The Gaia foundation. Si tratta di un’ideologia che trova agganci politici nell’Eco-92, da cui provenivano la Carta della Terra e l’Agenda 21, oggi ampliata dagli obiettivi dell’Agenda 2030».

Ma in concreto di che si tratta?

«Potremmo indicare alcune idee che animano queste fondazioni: foreste, fiumi, minerali e altre risorse biologiche di una nazione non sarebbero più visti come parte del patrimonio nazionale, per essere sfruttati per il benessere e lo sviluppo della loro popolazione, ma dovrebbero essere considerati “patrimonio” dell’umanità, garantendo una regolamentazione globale giuridicamente vincolante; poi c’è una forma di neomalthusianesimo per cui si deve applicare il controllo della popolazione con aborto e contraccezione, quindi la promozione di una sorta di decrescita in nome del cosiddetto sviluppo sostenibile. Infine l’indigenismo e la valorizzazione del paganesimo».

Quali sono i vostri dubbi?

«Siamo doppiamente preoccupati. Lo siamo come cattolici perché consapevoli che queste idee sono contrarie alla dottrina morale e sociale della chiesa. Un livellamento in chiave panteistica dell’uomo con il creato può condurre a una sorta di religione globale che abbandona il messaggio salvifico universale di Cristo. Ecco perché è strano e sconcertante scoprire che molti degli ideologi e attivisti con questa mentalità si muovono molto facilmente in Vaticano, tenendo discorsi e influenzando l’attuale politica ecologica della Chiesa. E poi siamo preoccupati come cittadini brasiliani, per questo abbiamo inviato al Senato federale un dossier sulle attività di Martín von Hildebrand e il suo progetto, che riteniamo un attacco esplicito alla sovranità nazionale e all’integrità territoriale brasiliana».

Ma la religione cosa c’entra?

«Le rispondo con le parole del sacerdote argentino, don Juan Claudio Sanahuja, morto nel 2016, che ha scritto il libro Potere globale e religione universale in cui dice che “alla legittima preoccupazione per l’ambiente, che fa parte della dottrina cattolica – espressa, tra molti altri documenti, nelle encicliche Sollicitudo rei socialis e Centesimus annus, non ha nulla a che fare con il paradigma ecologico della nuova etica o religione universale, che intrecciano relativismo morale, sincretismo religioso e panteismo”. Ecco perché ci preoccupa il modo in cui la Pontificia accademia delle scienze ha aperto le porte a molti attivisti globalisti, come Martín von Hildebrand, difensore della Carta della Terra, a tenere conferenze, partecipare ad eventi, permettendo a Gaia foudation, e così tante altre organizzazioni intrise di ideologia onusiana, di dare il tono alla politica ecologica del Vaticano nell’attuale pontificato».

 

Fonte: La Verità, 06-09-19

  • Nota: posizioni e concetti espressi negli articoli firmati sono di esclusiva responsabilità dei loro autori.
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