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I piani per rifare la Chiesa dal “volto amazzonico” sono iniziati con l’elezione di Papa Francesco nel 2013

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ELEZIONE-PAPA-FRANCESCO

19 settembre 2019 (LifeSiteNews) – La cronologia degli eventi che hanno portato al Sinodo Panamazzonico, che si terrà a Roma il prossimo mese, mostra che Papa Francesco ha iniziato a pianificarlo sin dall’inizio del suo pontificato.

Il documento di lavoro del Sinodo per l’Amazzonia è stato criticato e denunciato da importanti cardinali usando i termini “eretico”, “apostasia” e “rottura con la tradizione”, in quanto spinge per l’istituzione di sacerdoti sposati, di ministeri femminili e per una Chiesa incentrata più sull’uomo che su Dio. L’assemblea sinodale si svolgerà a Roma dal 6 al 27 ottobre.

Già un mese dopo la sua elezione nel 2013, il Papa incontrò alcuni importanti futuri organizzatori di questo sinodo, tra cui il cardinale Claudio Hummes e il (futuro) cardinale Pedro Barreto, e parlò della regione amazzonica.

La seguente cronologia aiuta a illustrare come il piccolo gruppo attorno al cardinale Hummes, al cardinale Barreto, al vescovo Erwin Kräutler e alla loro organizzazione REPAM (Rete Ecclesiale Panamazzonica) siano realmente al centro di questo Sinodo dell’Amazzonia; un centro che comprende la propria rete di “esperti”, autori sia del documento preparatorio sia di quello di lavoro.Né la REPAM né il Segretariato del Sinodo dei Vescovi hanno risposto alle domande di LifeSiteNews riguardanti la nostra indagine. Questo silenzio è allarmante, dato che gli organizzatori dell’assemblea sinodale hanno promesso un processo aperto, trasparente e rivolto alle basi. I fatti esposti nella nostra cronologia suggeriscono che dietro al Sinodo c’è un piccolo gruppo di pensatori affini – la maggior parte dei quali teologi della liberazione – che hanno guidato ogni sua fase e il suo programma, ma che preferiscono rimanere dietro le quinte e in silenzio. Consideriamo ora alcune delle date chiave della storia della preparazione del Sinodo per l’Amazzonia.

 

2013: Papa Francesco parla del “volto amazzonico” della Chiesa 

13 marzo 2013: Papa Francesco siede accanto al cardinale Hummes durante la sua elezione. In seguito ha commentato questo evento simbolico e ha sottolineato che è stato Hummes a ispirargli effettivamente il nome di Francesco: “Durante gli scrutini, ero seduto accanto all’arcivescovo emerito di San Paolo e al prefetto emerito della Congregazione per il clero, Cardinale Claudio Hummes: un buon amico, un buon amico! Quando le cose sembravano pericolose, mi ha incoraggiato. E quando i voti raggiunsero i due terzi, ci fu il solito applauso, perché il Papa era stato eletto. Mi ha dato un abbraccio e un bacio e mi ha detto: ‘Non dimenticare i poveri!’. E quelle parole mi sono rimaste in mente: i poveri, i poveri. Poi, subito, pensando ai poveri, ho pensato a Francesco d’Assisi”. 

Aprile 2013: l’allora arcivescovo Pedro Barreto Jimeno, incontra Papa Francesco e Claudio Hummes, un appuntamento che porta alla fondazione della REPAM, la quale a sua volta preparerà il Sinodo amazzonico. Secondo un rapporto del Catholic News Service, Barreto era stato ispirato dai vescovi brasiliani e dal loro lavoro per la regione amazzonica – in particolare riguardo agli indigeni e all’ambiente – durante l’incontro dei vescovi latinoamericani nel 2007 ad Aparecida.

Questo impegno [per le questioni ambientali e indigene] porta alla proposta di una rete di chiese che attraversa i nove Paesi amazzonici. L’idea, che è diventata la REPAM, nasce nel 2013 da una riunione di vescovi e operatori ecclesiali dell’Amazzonia dell’Ecuador, alla quale partecipano il cardinale brasiliano Claudio Hummes e il futuro cardinale Barreto. Papa Francesco era stato eletto appena un mese prima della riunione dell’Ecuador e [Mauricio] Lopez [il segretario esecutivo della REPAM] ha ricordato che il futuro cardinale Barreto aveva predetto il sostegno del nuovo papa alle preoccupazioni degli operatori della Chiesa amazzonica. (Barreto) disse: “Aspettati cose che non ti aspettavi, aspettati profondi cambiamenti”, ha ricordato Lopez. Una delle cose inaspettate è stato l’incontro del papa con gli indigeni amazzonici provenienti dalla Bolivia, dal Brasile e dal Perù durante la sua visita in quest’ultimo Paese nel gennaio [2014], quando ha chiesto “una chiesa dal volto amazzonico”.

Come si desume da questo rapporto del CNS, Papa Francesco ha continuato a promuovere la regione amazzonica e l’idea di una chiesa dal “volto amazzonico” fin dall’inizio del suo pontificato. Barreto svolge qui un ruolo importante. “L’arcivescovo di Huancayo [Barreto] gode di una vecchia amicizia con Jorge Mario Bergoglio ed è uno dei principali promotori della REPAM, la Rete ecclesiale panamazzonica che ha dato vita al prossimo Sinodo dei vescovi dedicato alla giungla sudamericana”, afferma un rapporto di ACI Prensa. L’impegno di papa Francesco a partire dall’inizio del suo pontificato era in parte radicato nell’incontro di Aparecida del 2007, di cui l’allora cardinale Jorge Bergoglio aveva redatto il documento finale. Egli è stato quindi profondamente coinvolto nei dibattiti dei teologi della liberazione. Come afferma il documento di lavoro del Sinodo panamazzonico al n° 109 “Secondo il Documento di Aparecida, l’opzione preferenziale per i poveri è il criterio ermeneutico per analizzare le proposte per la costruzione della società (cf. 501, 537, 474, 475), e il criterio di autocomprensione della Chiesa. È anche una delle caratteristiche che contraddistingue la fisionomia della Chiesa latinoamericana e caraibica (cf. 391, 524, 533), e di tutte le sue strutture, dalla parrocchia ai suoi centri educativi e sociali (cf. 176, 179, 199, 334, 337, 338, 446, 550). Il volto amazzonico è quello di una Chiesa con una chiara opzione per (e con) i poveri e per la cura del creato. A partire dai poveri, e dall’atteggiamento di cura dei beni di Dio, si aprono nuovi cammini per la Chiesa locale che si allargano alla Chiesa universale”.

La Teologia della liberazione da sempre usa i poveri come pretesto per offrire soluzioni che spesso si discostano dall’insegnamento sociale della Chiesa. Rappresentanti chiave della teologia della liberazione – tra cui padre Paulo Suess, uno dei redattori dell’Instrumentum Laboris del Sinodo – furono invitati dal cardinale Rodríguez Maradiaga a collaborare con i vescovi nella riunione di Aparecida e quindi a contribuire al documento finale della riunione. 

22-24 aprile 2013: il primo incontro preparatorio per la fondazione della REPAM si svolge a Puyo, in Ecuador. Secondo un rapporto del Vaticano: “Mauricio López ci ricorda che fu in quell’aprile 2013 che alcuni rappresentanti delle squadre missionarie, come la Squadra Itinerante, istanze ecclesiali di grande ispirazione come il CIMI (Consiglio Indigenista Missionario del Brasile), ma soprattutto agenti di pastorale sociale, pastorale indigena, di un numero importante di Paesi della Panamazzonia e di congregazioni missionarie inculturate, come i missionari della Consolata, i cappuccini, i francescani e molti altri, incominciarono a tessere la trama di una rete”. Il vescovo Rafael Cob ospitò l’evento. In seguito sarebbe stato chiamato da papa Francesco nel consiglio pre-sinodale per il Sinodo panamazzonico. Il significato di questo incontro di Puyo non può essere sottovalutato. Dimostra inoltre che alle radici della REPAM vi è pure un’altra iniziativa avviata nel 1998: quella della Squadra Itinerante (SI), ovvero un gruppo di gesuiti in Brasile e poi nella più grande regione panamazzonica, che si ispirava all’idea di essere povero, di aiutare i poveri e gli indigeni e di accettare la religione di tutti (sino ad arrivare all’indifferentismo religioso). Il CIMI ha lavorato con la SI e ne ha fatto parte fin dall’inizio. E il CIMI è stato guidato dal vescovo Kräutler per decenni, con padre Paulo Suess come segretario generale oppure come consigliere teologico. Come afferma un articolo sulla storia della Squadra Itinerante: “Essa [la Squadra Itinerante] è uno dei semi che è germogliato nella Rete ecclesiale panamazzonica (REPAM); era la sua ostetrica e ne fa parte. Oggi, nel nuovo contesto della REPAM e del Sinodo dell’Amazonia, la Squadra Itinerante aiuta a promuovere, formare e tessere la rete itinerante della REPAM”. Il cardinale Hummes e il vescovo Kräutler collaborano anche nell’ambito della conferenza episcopale brasiliana, in qualità di presidente e segretario della commissione episcopale per l’Amazzonia. Quando nel 2017 il cardinale Hummes e il vescovo Kräutler scrivono entrambi una lettera aperta come rappresentanti della REPAM, qualificano il fondatore della Squadra Itinerante, padre Claudio Perani SJ, come un “profeta dell’Amazzonia”. Perani, morto nel 2008, aveva  in comune con p. Paulo Suess, uno dei redattori chiave del documento di lavoro del Sinodo dell’Amazzonia, gli studi all’Istituto Lumen Vitae in Belgio. (Da notare come questi due sacerdoti provengono  dall’Europa. Perani era italiano e Suess è tedesco).

Ad una commemorazione di p. Perani nel decimo anniversario della sua morte, con la partecipazione di due collaboratori della squadra preparatoria del Sinodo amazzonico, il sacerdote è stato chiamato “precursore della Chiesa di Papa Francesco”. Importante per la storia della REPAM è il fatto che nel luglio del 2011 la Squadra Itinerante si era incontrata a Quito, in Ecuador, con Mauricio Lopez – allora segretario della Caritas Ecuador – allo scopo di una più stretta collaborazione. L’anno successivo, nell’agosto 2012, Lopez partecipò all’XI Meeting interamericano, un ritiro della Squadra Itinerante, guidato da Egydio Schwade, uno dei fondatori del CIMI, di cui era stato  segretario generale. “Questo incontro è stato fondamentale per continuare a tessere una visione, una missione e un corpo missionario in Amazzonia, che attraversa i confini [andando oltre il Brasile, in Ecuador]”, afferma il rapporto della Squadra Itinerante. Successivamente, si arrivò alla citata riunione dell’aprile del 2013 a Puyo, in Ecuador, organizzata dalla Caritas Ecuador. Nel 2013 seguiranno altri due incontri, di cui uno organizzato dalla CELAM, la Conferenza dei vescovi latinoamericani. Lopez e la Squadra Itinerante erano sempre presenti. Come si può vedere, la storia della stessa REPAM risale addirittura a prima del pontificato di Papa Francesco. Nel 2019, Mauricio Lopez viene elogiato dal vescovo Rafael Cob come “il grande architetto della REPAM”.

Luglio 2013: Papa Francesco visita il Brasile, Paese in cui vivono e lavorano il cardinale Hummes e il vescovo Kräutler. Hummes e Kräutler sono, insieme al cardinale Barreto del Perù, i prelati chiave per promuovere il Sinodo panamazzonico.

Papa Francesco suggerisce di pensare a nuovi modi di essere aperti e “coraggiosi” per aiutare il clero nativo. Dice ai Vescovi brasiliani: “C’è bisogno di formatori di qualità, in particolare formatori e professori di teologia, per consolidare i risultati raggiunti nell’ambito della formazione di un clero nativo e di fornire sacerdoti adatti alle condizioni locali e impegnati a consolidare, per così dire, il ‘volto amazzonico’ della Chiesa. In questo, per favore, vi chiedo, siate coraggiosi e abbiate parresia!”. Papa Francesco, ad appena tre mesi dalla sua elezione, parla già dell’idea di un” volto amazzonico “.

17 dicembre 2013: Papa Francesco scrive una lettera d’incoraggiamento per una riunione delle Comunità ecclesiali di base (CEB) che si terrà nel gennaio seguente in Brasile, con 4.000 partecipanti, dando così l’impressione che queste comunità stiano facendo un loro “rientro” in scena. Citando il documento di Aparecida del 2007, Papa Francesco scrive: “Come ha ricordato il Documento di Aparecida, le CEB sono uno strumento che consente alle persone di ottenere una maggiore conoscenza della Parola di Dio, un maggiore impegno sociale nel nome del Vangelo, per la nascita di nuove forme di servizio laicale e per l’educazione degli adulti nella fede (n. 178)”. Le Comunità ecclesiali di base sono state create da rappresentanti della Teologia della liberazione e spesso rischiavano di dare la priorità alle questioni sociali rispetto alle questioni della fede cattolica.

 

2014: unire le forze

4 aprile 2014: il vescovo Kräutler, su incoraggiamento e raccomandazione del cardinale Hummes, ha un’udienza privata con papa Francesco. Lo accompagna all’incontro il suo stretto collaboratore, il consulente teologico del CIMI, Paulo Suess. Come ha detto Kräutler nel 2015 su questo incontro: “Mi sono riferito prima alle nostre comunità lamentandomi che, a causa della grande carenza di ministri ordinati, esse abbiano accesso all’Eucaristia solo poche volte all’anno”. Secondo i rapporti successivi di Kräutler, il Papa poi parla delle idee del vescovo Fritz Lobinger – vale a dire, di ordinare uomini sposati – nonché dell’esperienze del Chiapas in Messico, dove un vescovo locale – Samuel Ruiz García, vescovo di San Cristóbal de las Casas – aveva ordinato molti diaconi sposati indigeni. Quest’ultima pratica era stata interrotta nel 2001 dal Vaticano, ma Papa Francesco l’ha consentita di nuovo nel 2014, visitando anche la tomba del vescovo Ruiz durante la sua visita in Messico nel 2015. È in questo contesto che papa Francesco incoraggia Kräutler a formulare “proposte audaci” per quanto riguarda la scarsità di sacerdoti. Inoltre, papa Francesco invita il vescovo Kräutler ad aiutarlo a scrivere la sua enciclica Laudato Si. Dice il vescovo austriaco: “Quindi il Papa mi rivelò che stava pensando di scrivere un’enciclica sull’ecologia e aveva già incaricato il cardinale Peter K. A. Turkson, presidente del Pontificio Consiglio per la giustizia e la pace, di elaborare una bozza. Ho insistito sul fatto che un documento così importante non poteva mancare di un chiaro riferimento all’Amazzonia e alle popolazioni indigene. Il Papa poi mi chiese di collaborare inviando al Cardinale alcuni dei miei contributi sul tema, cosa che ho fatto immediatamente al mio rientro in Brasile. Leggendo ora l’Enciclica [Laudato Si], mi imbatto in diversi numeri del documento in cui il Papa ha tenuto conto delle nostre ansie e preoccupazioni e le ha fatte davvero sue”. Sempre nel 2014, all’interno della Conferenza episcopale brasiliana il cardinale Hummes e il vescovo Kräutler sollevano l’idea di ordinare uomini sposati, il che porta alla istituzione di una nuova commissione, con Hummes come presidente e Kräutler come segretario. Consigliere di questa commissione è Antonio de Almeida, un esperto di Lobinger, che sarà in seguito invitato a partecipare a una riunione preparatoria per il Sinodo dell’Amazzonia a Bogotà, in Colombia. 

12 settembre 2014: la REPAM è fondata ufficialmente a Brasilia, in una riunione tenutasi tra il 9 e il 12 settembre. I membri fondatori sono la CELAM (Conferenza episcopale latinoamericana), la Confederazione latino-americana e caraibica dei religiosi e delle religiose (CLAR), la Segreteria della Caritas per l’America Latina e i Caraibi (SELAC) e la Conferenza episcopale brasiliana (CNBB). Il Vaticano pubblica il documento fondativo. In una conferenza stampa a Roma, con il cardinale Peter Turkson e l’arcivescovo Barreto presenti, il cardinale Hummes – presidente della REPAM – invia un messaggio in cui afferma che le chiese della regione hanno deciso di creare questa rete (REPAM) per unire le forze, sostenersi e incoraggiarsi a vicenda e per “avere una voce profetica e sempre più importante a livello internazionale”.

Il CIMI e molte altre organizzazioni e ONG sono coinvolte nella rete. Sfortunatamente, la REPAM non ha risposto a nessuna delle richieste di LifeSiteNews di ricevere un elenco completo di chi ne è specificamente membro o collaboratore. Il vicepresidente della REPAM, l’arcivescovo Barreto, in seguito traccerà un collegamento tra questa e la conferenza di Aparecida del 2007. Secondo un rapporto del CNS, lo stesso Barreto è stato influenzato da quella conferenza e dalle sue discussioni su questioni ambientali e indigene. Il CNS cita Mauricio Lopez dicendo che Barreto è stato colpito dal “coraggio e dalla chiarezza profetica dei vescovi del luogo, in particolare dai vescovi brasiliani (che) hanno combattuto instancabilmente per rendere l’Amazzonia una priorità assoluta”. Aggiunge il CNS: “Sezioni su ambiente e questioni indigene sono state inserite nel documento finale della conferenza e papa Francesco – che all’epoca era cardinale di Buenos Aires e guidava la commissione che redigeva il documento – ne parla frequentemente nella sua enciclica, Laudato Si”.

 

2015: La REPAM ringrazia il Vaticano dell’appoggio ricevuto 

2 marzo 2015: il Vaticano ospita una conferenza stampa in cui presenta la REPAM al pubblico. In tale occasione, la REPAM esprime la sua gratitudine al Cardinale Turkson per il suo aiuto e sponsorizzazione: “I nostri ringraziamenti al Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, al Cardinale Peter Turkson e alla sua squadra, per il loro prezioso supporto nel processo di crescita della Rete Ecclesiale Panamazzonica”. Lo stesso cardinale Turkson ha poi commentato: “Per diversi anni, alcune chiese latinoamericane si sono organizzate per affrontare le sfide regionali dell’ambiente amazzonico. Il Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, che segue con interesse queste iniziative, ha voluto accompagnare e sponsorizzare la Rete ecclesiale Panamazzonica (REPAM) sin dalla sua creazione a settembre a Brasilia. All’incontro di coordinamento che inizierà questo pomeriggio, presentiamo con grande piacere la REPAM”. 

 

2017: Papa Francesco convoca il Sinodo dei vescovi della regione panamazzonica 

24 aprile 2017: invitata dai gesuiti, la REPAM visita Washington. La delegazione sostiene i diritti alla terra e all’acqua pulita. Tra i membri della REPAM vi sono il cardinale Hummes e il cardinale Barreto.

15 ottobre 2017: Papa Francesco convoca il Sinodo dei vescovi della regione panamazzonica durante l’Angelus. Si dice che il Sinodo sia nato dall’enciclica ambientalista di Papa Francesco del 2015, Laudato si, che chiede uno “stile di vita e di spiritualità” capace di resistere al “paradigma tecnocratico”. 

27-30 novembre 2017: a Quito, in Ecuador, si tiene un primo incontro organizzato dalla REPAM per discutere dell’imminente Sinodo dell’Amazzonia. I partecipanti a questo incontro includono, tra gli altri, quattro rappresentanti della Squadra Itinerante, nonché diverse altre persone che presto saranno tutte chiamate da papa Francesco per aiutare ad organizzare il Sinodo: Peter Hughes, Paulo Suess, Justino Sarmento, Mauricio Lopez e Suor Irene Lopes. 

 

2018: Papa Francesco sostiene la “spiritualità … nativa” pagana delle popolazioni indigene 

19 gennaio 2018: Papa Francesco convoca la prima riunione pre-sinodale durante la sua visita apostolica a Puerto Maldonado, in Perù. Durante questa visita, il Papa si rivolge direttamente alle popolazioni indigene. Parlando con le tribù native, Papa Francesco dice:  “Grazie per la vostra presenza e perché ci aiutate a vedere più da vicino, nei vostri volti, il riflesso di questa terra. Un volto plurale, di un’infinita varietà e di un’enorme ricchezza biologica, culturale, spirituale. Quanti non abitiamo queste terre abbiamo bisogno della vostra saggezza e delle vostre conoscenze per poterci addentrare, senza distruggerlo, nel tesoro che racchiude questa regione”. Papa Francesco afferma di voler “riaffermare con voi un’opzione sincera per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture”. Inoltre, assicura ai suoi ascoltatori che desidera dialogare con i popoli nativi, “assumendo e riscattando cultura, lingua, tradizioni, diritti e spiritualità che sono loro propri”.   Insinuando che il tempo della colonizzazione fu un periodo di dolore, Papa Francesco spiega che “il riconoscimento e il dialogo saranno la via migliore per trasformare le antiche relazioni segnate dall’esclusione e dalla discriminazione”. Vorrebbe anche che i “popoli indigeni in isolamento volontario”(PIAV) abbiano i loro diritti rispettati. A proposito di questi popoli, il Papa afferma che “la loro visione del cosmo, la loro saggezza hanno molto da insegnare a noi che non apparteniamo alla loro cultura”. Così, sollevando questi argomenti, oltre alla richiesta di “protezione della nostra casa comune”, Papa Francesco presenta in quell’occasione i temi del futuro Sinodo amazzonico. Inoltre, in questo modo, egli si fa eco di quanto il vescovo Kräutler e il suo gruppo di missionari indigenisti hanno affermato nel corso di molti anni.

8 marzo 2018: Papa Francesco nomina 18 membri del consiglio pre-sinodale, tra cui il cardinale Hummes, il cardinale Turkson, il cardinale Barreto e il vescovo Kräutler. Dei 18 membri, solo tre sono esplicitamente menzionati nella loro qualità di rappresentanti della REPAM: Hummes, Barreto e Mauricio Lopez. Tuttavia, la nostra ricerca mostra che più della metà dei membri del consiglio pre-sinodale è direttamente coinvolta con la REPAM – sia come rappresentanti regionali (come ad esempio nel caso dei vescovi Eugenio Coter e Rafael Cob Garcia), sia in qualità di presidente del CIMI (nel caso  monsignore Roque Paloschi), anche lui membro della REPAM. Uno dei membri del consiglio è suor Maria Irene Lopes dos Santos, segretaria esecutiva della REPAM in Brasile, fatto che viene omesso quando viene elencata come membro del consiglio. Né si dice che la stessa lavora anche per Hummes e Kräutler presso la commissione amazzonica appartenente alla Conferenza episcopale brasiliana. Un altro membro del consiglio pre-sinodale è il cardinale Carlos Aguiar Retes, arcivescovo di Città del Messico, che incontrò Papa Francesco nell’aprile del 2013 come Presidente del Celam, insieme ad altri ufficiali. Secondo quanto riferito, i due parlarono dell’attuazione di Aparecida e Retes – che conosceva bene il Papa – affermò che “Papa Francesco è l’unico – o almeno quello che più di tutti – esprime certamente nei suoi atteggiamenti e nelle sue parole lo sviluppo teologico-pastorale di Aparecida”.

Secondo Crux, in qualità di vicepresidente della CELAM dal 2003 al 2007, Aguiar Retes lavorò a stretto contatto con Jorge Mario Bergoglio di Buenos Aires in vista della quinta assemblea della CELAM nel maggio 2007. Il servizio spiega inoltre che “Aparecida è il modello per la Evangelii Gaudium (“La gioia del Vangelo”), l’esortazione del novembre 2013 ampiamente descritta come la Magna Carta del papato di Francesco”. Si potrebbe aggiungere che, visitando il Brasile nel luglio del 2013, Papa Francesco presentò un proprio documento di Aparecida aggiornato nel discorso ai dirigenti delle Conferenze episcopali dell’America Latina, CELAM. Oltre al fatto che il consiglio pre-sinodale sembra essere in contrasto con tutta una varietà di posizioni teologiche, ad essere quasi peggio – e ciò costituisce una prova ulteriore di come la trasparenza non sia una caratteristica di questo Sinodo – è che tre membri su cinque del comitato incaricato della stesura del documento preparatorio e del documento di lavoro del Sinodo, sono direttamente e intimamente coinvolti con la REPAM. Essi sono: padre Paulo Suess, un importante esponente della Teologia della liberazione, ritenuto il principale architetto del documento di lavoro del Sinodo dell’Amazzonia; padre Pedro Hughes (della REPAM; autore di un libro in onore di Gustavo Gutiérrez per il suo 80° compleanno); e la sociologa brasiliana Marcia de Oliveira (che lavora per la REPAM). Un quarto membro, p. Justino Sarmento, ha studiato nel corso post-laurea per studi missionari a San Paolo, fondato da p. Suess. L’antropologo p. Fernando Roca Alcázar S.J. non sembra avere una stretta connessione con la REPAM, a parte forse attraverso i suoi canali gesuiti. Come detto prima, i gesuiti sono stati fortemente coinvolti nella formazione della REPAM, tramite la Squadra Itinerante. Anche il cardinale Barreto è gesuita ed è un rappresentante dei vescovi peruviani presso la Pontificia Università del Perù, dove p. Roca insegna.Come afferma Paulo Suess in un’intervista, è stata la stessa REPAM ad essere incaricata della stesura del documento preparatorio: “la Repam è stata incaricata di costruire la prima versione del Documento preparatorio, secondo le istruzioni del Presidente del Segretariato del Sinodo dei vescovi, cardinale Baldisseri. Quindi, la REPAM ha chiesto a cinque esperti, scelti da varie autorità e nominati da Claudio Hummes, di elaborare, in tempo record, un testo di due o tre pagine a seconda delle loro specialità. […] Questo testo iniziale è stato rivisto dalla Segreteria del Sinodo di Roma, che lo ha sistemato senza importanti interventi di contenuto. Quindi è stato presentato al Consiglio pre-sinodale, che ne ha discusso alla presenza del Papa, il quale ha avuto tutte le possibilità di intervenire e proporre cambiamenti”. La Sala Stampa del Vaticano dichiara a LifeSiteNews nell’agosto del 2019 che “nella seconda metà del 2018 e fino ad ora ci sono stati 262 eventi in risposta alla consultazione, tra cui assemblee territoriali, forum tematici e gruppi di lavoro e di discussione nella regione panamazzonica. Secondo la Rete ecclesiale panamazzonica (REPAM), 87.000 persone hanno partecipato al processo, coinvolgendo comunità, parrocchie, prelature e diocesi nei 9 Paesi che compongono l’Amazzonia”. 

 

2019: Viene pubblicato l’Instrumentum Laboris per il Sinodo panamazzonico 

Febbraio 2019: il Vaticano organizza una conferenza di tre giorni in preparazione al Sinodo dell’Amazzonia, con oltre 80 partecipanti da tutto il mondo. 

Marzo 2019: la REPAM va a Washington per presentare il Sinodo dell’Amazzonia e alcuni dei suoi obiettivi principali. I gesuiti sono coinvolti nell’accoglienza del gruppo.

4-6 aprile 2019: si svolge silenziosamente una conferenza organizzata dalla REPAM e da Amerindia, un gruppo di teologi della liberazione, che ha poi prodotto un ampio documento mettendo in questione molti principi della dottrina della Chiesa cattolica. Si richiede ad esempio l’ordinazione di donne-diacono, se non addirittura donne-sacerdoti. L’agenzia di soccorso tedesca Misereor ha cofinanziato l’opuscolo contenente il documento.

14-15 maggio 2019: si svolge la seconda riunione del consiglio pre-sinodale in Vaticano, nella quale viene approvato l’Instrumentum Laboris per il Sinodo. 

17 giugno 2019: l’Instrumentum Laboris per il Sinodo della regione panamazzonica del 6-27 ottobre viene reso pubblico. 

26 giugno 2019: si svolge vicino a Roma un incontro segreto di studio, a cui partecipano i cardinali Hummes e Kasper, il vescovo Kräutler, Paulo Suess e molte altre figure chiave. Una dichiarazione finale dell’evento parla delle donne diacono. Fra i partecipanti c’è padre Michael Czerny, co-segretario del consiglio pre-sinodale del Sinodo dell’Amazzonia. A una richiesta di informazioni di LifeSiteNews, Czerny ha rifiutato di rispondere riferendosi astrattamente al sito web della REPAM.  Egli è stato da poco scelto fra i 13 prelati che presto diventeranno cardinali.

Luglio 2019: p. Pirmin Spiegel, – partecipante alla conferenza di febbraio a Roma e capo di Misereor, un’agenzia di soccorso episcopale tedesca fortemente coinvolta nel finanziamento del Sinodo – propone l’ordinazione di uomini sposati e di donne diaconi. 

 

Orientando il Sinodo? 

Questa breve panoramica dà l’impressione che il Sinodo Panamazzonico sia organizzato principalmente da un gruppo ben affiatato di persone che lavorano insieme da anni, cercando di far avanzare la loro agenda, che è influenzata dalla Teologia della liberazione. Il fatto che ciò non venga reso noto e diffuso – neppure su richiesta dei media – nutre il sospetto che anche questo sinodo sia stato già orientato verso un ben determinato indirizzo, come già avvenuto per i due sinodi sulla famiglia.

 

Traduzione a cura di Pan-Amazon Synod Watch

Maike Hickson

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