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Anche Ernst Bloch al sinodo sull’Amazzonia

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Ernst-Bloch-foto-met-pijp

Più si esaminano i contenuti del paradigma amazzonico che andrà in onda al sinodo sull’Amazzonia il 5 ottobre prossimo e più ci si rende conto che esso viene da lontano e ha origine in Europa e non in America Latina. Nel paradigma amazzonico ci suono due aspetti di fondamentale importanza: il primo è che la natura (l’ambiente, il cosmo) va intesa come autocosciente creatività evolutiva e non come semplice materia, il secondo è che ciò conduce oltre le religioni, alla venerazione della Grande Energia, vero e proprio nucleo intimo di tutte le religioni. A ciò conduce l’adesione alla cultura indigena e animista che prima di tagliare un tronco chiede perdono all’albero. Da questa cultura la Chiesa dovrebbe farsi “evangelizzare”, più che il contrario. Ora, questi due elementi del paradigma amazzonico hanno origine in Europa e non nel subcontinente latinoamericano ed è possibile costruire la loro genealogia.

La venerazione della Madre Terra e un rapporto di cordiale fratellanza con tutte le cose, che secondo il paradigma amazzonico sarebbe il merito della cultura indigena, comporterebbe la confluenza post-religiosa di tutte le fedi in una indistinta religione universale. Hegel, il maggiore filosofo della modernità, aveva fornito il format originario di questo quadro: le religioni sono un involucro mitico con al loro interno un contenuto non religioso. Tolto il velo mitizzante, tutte le religioni dicono la stessa cosa, rivelando una comune essenza non-religiosa e post-religiosa, ossia atea. Le religioni, ricondotte al loro nucleo non religioso, inevitabilmente si suicidano nell’ateismo. Il paradigma amazzonico era in fondo già contenuto nel format hegeliano.

Questo format ha influito sulla teologia contemporanea latinoamericana e non solo, tramite la mediazione del filosofo marxista della Germania orientale Ernst Bloch (1885-1977). Seppure a distanza egli è tra i Padri del paradigma amazzonico.

Che il nucleo del cristianesimo sia l’ateismo nel quale esso necessariamente si estinguerà liberandosi dal velo mitico, egli lo ha illustrato nel famoso Ateismo nel cristianesimo del 1968, che ha influito enormemente sulla teologia cattolica rivoluzionaria, soprattutto latinoamericana. Che il dinamismo, la tensione al futuro, l’utopia concreta abbiano un carattere ontologico per cui tutta la realtà, anche quella naturale, è autocoscienza evolutiva, lo ha sostenuto ne Il principio speranza. Non va però dimenticato un suo libretto del 1963 dal titolo Avicenna e la sinistra aristotelica, molto istruttivo per il nostro argomento. Qui egli contrappone appunto una sinistra aristotelica iniziata con Avicenna (e Averroé) ad una destra aristotelica che fa capo a san Tommaso D’Aquino.

In cosa consiste il pensiero della sinistra aristotelica? Perché è chiamata sinistra? Cosa c’entra con il paradigma amazzonico e con l’identificazione tra liberazione politica ed eco-spiritualità? A torto, ma in modo efficace, Bloch attribuisce ad Avicenna una concezione della materia non solo come passività ma soprattutto come attività. Si tratterebbe della svolta naturalistica che condurrà a Bruno, Spinoza e Faust: “la materia dotata di forma efficiente, eternamente agitata e uniformemente viva, totalità vivente fecondante e fecondata, gravida dell’autogenerazione”. La materia è lo stesso soggetto che racchiude in sé la possibilità di generare se stesso, è “originaria e increata dall’eternità”. Mentre nella sinistra aristotelica avremmo la “materia che si plasma da sé”, nella destra tomista avremmo il “teismo completamente trascendente dello Spirito”. La sinistra aristotelica è quindi sovversiva perché mette in primo piano la vita terrena e il continuo cambiamento, la destra invece spiega il mondo a partire dalla trascendenza da cui dipende il suo ordine immutabile.

Il naturalismo della sinistra aristotelica permette di accedere ad una morale “posta al di sopra di tutte le religioni”, oltre la religione e oltre le religioni. L’essenza della religione è il suo nucleo non religioso, una morale naturale come “contenuto di ogni religione futura, di ogni possibile religione universale”. “L’essenza della religione non risiede nell’adesione ai singoli dogmi, ma nel sentimento umano e nella pratica che ne deriva”.

Il paradigma amazzonico realizza a suo modo le implicazioni del quadro tracciato da Bloch. C’è l’adesione ad un naturalismo orizzontale, c’è il superamento della religione cristiana in una religione universale della Madre Terra, c’è la nascita di un’eco-spiritualità dopo e senza le religioni, c’è la negazione di un ordine a fondamento trascendente che assume anche il significato di rivoluzione politica.

 

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 06-09-19

  • Nota: posizioni e concetti espressi negli articoli firmati sono di esclusiva responsabilità dei loro autori.
  • ©Riproduzione autorizzata a condizione che venga citata la fonte.
Stefano Fontana
È uno scrittore, giornalista e studioso di Dottrina Sociale della Chiesa, di Filosofia Politica e di questioni relative al rapporto tra fede e politica. Dirige l'Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa e il settimanale diocesano di Trieste, Vita Nuova. Scrive anche per Il Timone e La Bussola Quotidiana.

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