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Incendi in Amazzonia: il processo alle streghe contro il governo brasiliano

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Il Ministro degli Esteri brasiliano risponde alle accuse di Emmanuel Macron e degli ambientalisti, che attaccano il Brasile ritenendolo inadeguato davanti agli incendi dell’Amazzonia.

Incendi_Amazzonia

Ernesto Araujo

Ministro degli Esteri del Brasile

 

Secondo René Descartes, “il senso comune è quanto di più condiviso esiste al mondo” e aggiunge “che il potere di giudicare bene e distinguere il vero dal falso è propriamente quanto chiamiamo buon senso o ragione ed è naturalmente uguale in tutti gli uomini; cosicché la diversità delle nostre opinioni non deriva dal fatto che alcune sono più ragionevoli di altre, bensì dal fatto che formuliamo i nostri pensieri in modi diversi e non consideriamo le cose in quanto tali”.

Seguiamo la lezione cartesiana e applichiamola al dibattito sugli incendi in Amazzonia. Prima di tutto, manteniamo la calma. Il presidente Bolsonaro, nel suo discorso in tv del 23 agosto, ha argomentato con serenità per cercare di chiarire la situazione e presentare i fatti così come sono. È stupefacente, diciamolo di passaggio, che la nostra era, tanto ricca di informazioni, sia così soggetta alle distorsioni dei media e propensa a discussioni appassionate che sorgono da dati completamente falsi.

Gli incendi nell’Amazzonia brasiliana sono un fenomeno in parte naturale e in parte umano, che capita ogni anno, specialmente nella stagione di siccità, fra giugno ed ottobre. Il numero degli incendi nel 2019 (fra il 1 gennaio e il 23 agosto), ad esempio, è dell’84% più alto rispetto a quello del 2018, ma del 47% più basso rispetto al numero (nello stesso periodo dell’anno) del 2005, ed è molto vicino – a dire il vero, un po’ inferiore – alla media degli ultimi 22 anni. In Bolivia, il numero di incendi nel 2019 è del 115% più alto rispetto al 2018, mentre nel Perù è del 105% superiore.

La Guyana Francese, dal canto suo, ha visto un aumento del 120% del numero di incendi segnalati nel 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018.

Allo stesso modo, circa la portata di territorio soggetta agli incendi, i numeri del 2019 in Brasile sono superiori a quelli del 2018, tuttavia inferiori a quelli della media storica. Tutte queste cifre sono a disposizione nel sito dell’Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali (Programma Queimadas).

La situazione ci preoccupa, certo, e l’attuale governo non si rassegna. Diversamente dai governi del periodo 2003-2016, che assistettero nella passività totale ad incendi molto più vasti, noi stiamo mettendo in atto un’enorme operazione che mobilita le Forze Armate ed altri agenti della legge, nello sforzo di spegnere gli incendi ed identificare alcuni casi criminali.

La situazione è grave, ma totalmente sotto controllo. Certi media in Europa, distorcendo la realtà, mostrano un incubo ambientale non corrispondente ai fatti. Usano come argomenti fotografie scattate diversi anni fa mentre, purtroppo, ignorano i dati scientifici forniti dai satelliti di ultima generazione.

In pieno secolo XXI, stiamo tornando ad una sorta di “pensiero selvaggio”: utilizziamo solo i dati immediati dei sensi, invece di sottoporli alla fredda analisi della ragione. Infatti, il pensiero di gruppi umani un tempo considerati “selvaggi” é in molti aspetti più sofisticato di quello di certi ecologisti radicali di oggi, che vivono in un mondo buio pieno di fantasmagorie demoniache e parlano un linguaggio incapace di assimilare la realtà in tutta la sua ricchezza. Quanti prima chiamavamo “selvaggi” sanno bene che le sensazioni immediate non esauriscono la realtà; lo stesso non si può sempre dire degli ambientalisti.

Curiosamente, gli odierni cultori del “pensiero selvaggio” affermano di fondarsi sulla scienza e accusano i loro oppositori di oscurantismo anti-scientifico. Eppure sono loro ad agire partendo da immagini aleatorie e stereotipi primari, anziché esaminare le statistiche e studiare la complessità del problema degli incendi forestali, con le sue molteplici cause. Questa volta ascoltiamo Rabelais: “La scienza senza coscienza è soltanto la rovina dell’anima”.

Oltre a presentare i fatti senza considerare le loro reali proporzioni, al fine di infiammare gli spiriti attribuiscono la responsabilità al governo brasiliano, dimenticando che incendi scoppiano anche nei Paesi vicini al Brasile, retti da altri esecutivi. Per esempio, l’aumento del numero di casi di incendi nella Guyana si deve alla negligenza del governo francese? La Francia incentiva la deforestazione della sua Guyana? No, certo. Perché allora trattare diversamente quello che è simile? Insomma, si tratta di un atteggiamento di scarso contenuto cartesiano.

Il governo brasiliano riconosce il problema degli incendi e sta mobilitando tutte le sue risorse per affrontarlo. Siamo pure determinati a individuare quella parte degli incendi dovuta a deforestazione illegale e a punire i colpevoli.

Il presidente Bolsonaro ha confermato che la sua politica di tolleranza zero al crimine include anche i crimini contro l’ambiente. È necessario combattere il fuoco con l’acqua e il crimine con l’applicazione della legge, ma non con parole aggressive verso il Brasile, slogan obsoleti o fotografie di venti anni fa.

Torniamo a Descartes: “Non basta avere un buono spirito, è necessario applicarlo bene”. Il presidente Bolsonaro e noi, che apparteniamo al suo governo, dedichiamo il nostro pensiero e le nostre azioni alla protezione dell’Amazzonia e per l’adempimento dei nostri impegni nazionali e internazionali, sulla base di tre principi: serenità, rispetto della sovranità e buon senso.

 

Pubblicato in lingua francese su Le Figaro del 28/8/19

Fonte: Ministro das Relações Exteriores – Artigos, 28-08-19

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