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BRUCIA L’AMAZZONIA, O IL CERVELLO DEGLI AMBIENTALISTI?

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Macron-Bolsonaro

Il “Corriere della Sera” di oggi (2 settembre) sfoggia un articolo a pagina intera dal titolo “Perché l’Amazzonia sta bruciando?”. Secondo l’articolista Irene Soave, il colpevole non può essere altro che il presidente di centro-destra Jair Bolsonaro: “Le politiche di Bolsonaro hanno fatto ‘esplodere’ la deforestazione, accelerata dalle esportazioni di carne”.

Il pezzo del noto quotidiano milanese si inserisce poi nella stizzosa campagna pubblicitaria che, già da alcune settimane, sta martellando la questione amazzonica. Come ubbidendo a un ordine di scuderia, quasi tutti i mezzi di propaganda hanno cominciato a denunciare gli incendi che starebbero devastando l’Amazzonia, specialmente quella brasiliana.

La campagna propagandistica assume a volte toni surreali, come quando, criticando Bolsonaro per gli incendi amazzonici, il presidente francese Emmanuel Macron mostra alla stampa fotografie scattate nel 2005…

In mezzo al frastuono, poche persone si sono date la fatica di consultare i fatti, a cominciare dai dati scientifici. Se lo avessero fatto, si sarebbero accorti che gli incendi nella regione amazzonica sono perfettamente nella norma in questo periodo dell’anno. Ciò che brucia è, piuttosto, il cervello degli ambientalisti.

In un articolo apparso sul giornale “Le Figaro”, il ministro degli Esteri brasiliano Ernesto Araujo dichiarava: “Gli incendi nell’Amazzonia brasiliana sono in parte naturali in parte causati dall’uomo. È un fenomeno che si ripete ogni anno in questo periodo, nella stagione secca, da maggio a ottobre. Quest’anno, gli incendi sono superiori del 84% riguardo al 2018, ma inferiori del 47 % rispetto al 2005, per esempio. Siamo nella norma degli ultimi tre decenni”.

La stessa NASA, l’agenzia spaziale americana che monitora la Terra via satellite, ha diramato un comunicato nel quale leggiamo: “Fino al 16 agosto 2019, le misurazioni via satellite mostrano un’attività incendiaria totale nell’Amazzonia leggermente inferiore alla media degli ultimi quindici anni”. E aggiunge: “Molti fuochi sono poi, in realtà, la combustione di materiale agricolo di scarto, per concimare la terra”.

Per conoscere la realtà basterebbe consultare il sito dell’Instituto nacional de pesquisas espacias, Programa Queimadas, l’agenzia brasiliana che monitora via satellite gli incendi in Amazzonia. Cosa che, pare, quasi nessun giornalista ha fatto.

Desta poi stupore che tutta la colpa sia addossata al Brasile. In realtà, altre zone sono in condizioni peggiori, soprattutto Bolivia e Venezuela. Perché si silenzia questo fatto? Sarà perché questi Paesi sono governati dalla sinistra? In Bolivia, per esempio, gli incendi di quest’anno superano del 115% la media. E anche il Perù supera il Brasile, con un indice del 105% superiore. Si tratta, semplicemente, di una stagione particolarmente secca.

In una dura critica al presidente Macron, il ministro Araujo ricorda pure che la Guyana francese sta registrando nel 2019 una quantità di incendi superiore del 120% alla media. Dovremmo colpevolizzare il Governo francese?

Oppure, possiamo menzionare la foresta centroafricana, dove gli incendi quest’anno superano del 200% la media stagionale. Eppure, i giornali non ne parlano.

È rischioso fare dietrologie. Ma c’è da chiedersi se tutto questo frastuono propagandistico non sia strumentale all’agenda radicale che la sinistra ambientalista intende imporre in occasione del Sinodo panamazzonico che si terrà a Roma ad ottobre.

Julio Loredo
Presidente dell'Associazione Tradizione Famiglia Proprietà (TFP) È un noto oratore cattolico, giornalista, scrittore e autore del libro bestseller Teologia della liberazione. Un salvagente di piombo per i poveri, che denuncia e confuta la Teologia della Liberazione. Attualmente risiede a Milano.

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