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Professore di Harvard suggerisce di invadere il Brasile per “salvare l’Amazzonia”

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Rethinking Open Society - Stephen M. Walt: Open Societies at home

Cristian Derosa*

 

Il professore Stephen Walt, dell’Università di Harvard negli Stati Uniti, ha pubblicato lo scorso 5 agosto un articolo sulla rivista Foreign Policy in cui si domanda: Who Will Invade Brazil to Save the Amazon? (Chi invaderà il Brasile per salvare l’Amazzonia?) L’articolo fa parte dell’offensiva scatenata contro il governo di Jair Bolsonaro, promessagli sin dal momento della sua elezione.

L’articolo afferma: “È solo una questione di tempo prima che le grandi potenze cerchino d’impedire i cambiamenti climatici con qualsiasi mezzo necessario”. Ripetendo il ritornello della stampa internazionale e delle comunità scientifiche legate alle Nazioni Unite, il professore Walt cita la teoria del riscaldamento globale come giustificazione principale per influenzare le nazioni del mondo, in specie il Brasile.

In stile orwelliano, l’articolo del professore di Harvard descrive un immaginario scenario futuro per l’anno 2025, in cui il governo americano potrebbe minacciare militarmente il Brasile nel caso in cui il paese non interrompa la deforestazione. Nonostante dichiari trattarsi soltanto di una fantasia della sua mente, l’accademico ne fa comunque ricorso per discutere su diritto internazionale, supposti obblighi nazionali e responsabilità ambientali dei Paesi.

“Questo è ciò che rende il caso brasiliano più interessante. Il Brasile possiede – per ragioni solo storiche –  una risorsa globale critica e la sua distruzione arrecherebbe danno a molti altri Stati, per non dire a tutto il pianeta. Diversamente dal Belize o dal Burundi, ciò che fa il Brasile può avere un grande impatto. Ma il Brasile non è veramente una grande potenza e minacciarlo con sanzioni economiche e persino con l’uso della forza, se dovesse rifiutarsi di proteggere la sua foresta tropicale, si può fare”, asserisce il professore.

“In un mondo di Stati sovrani – ci dice ancora Walt – ognuno farà quanto sia necessario per proteggere i propri interessi”.  Così egli giustifica l’intervento in paesi che mettano a repentaglio il futuro del Pianeta e accenna alla crescente possibilità di conflitti tramite l’uso della forza. La soluzione, secondo lui, sarebbe lo stimolo a politiche ambientali e di energia sostenibili per evitare lo scenario violento previsto.

 

Globalismo

La minaccia del professore di Harvard non è nuova e aleggia da decadi nei congressi sull’ambiente che si tengono nel mondo. Lo sgretolamento delle sovranità è essenziale al sogno di amministrazione totale del mondo che l’ONU culla; un progetto foraggiato da miliardari scontenti con la povertà e con i rischi che essa potrebbe arrecare alle loro fortune.

Quest’anno si terrà un altro evento importante che discuterà, fra le altre cose, delle ultime preoccupazioni ecologiche delle potenze straniere e delle ONG.  Contando con finanziamenti della Fondazione Ford e di altri enti internazionali, il Sinodo sull’Amazzonia metterà anch’esso in discussione la sovranità del Brasile sul territorio amazzonico, oltre ad affrontare altre temi di interesse per queste entità e governi.

Il governo ha manifestato preoccupazione per il Sinodo sull’Amazzonia, che è stato pure criticato da settori dello stesso clero come un evento non cristiano che promuove una pericolosa confusione di ruoli fra la politica e la religione.

 

*Gionalista, autore di “A transformação social: como a mídia de massa se tornou uma máquina de propaganda” e “Fake News: quando os jornais fingem fazer jornalismo”

 

Fonte: BLOG ESTUDOS NACIONAIS,06-08-19

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