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Bolsonaro dice che le riserve indigene rendono impossibile l’agrobusiness e mette in discussione l’omicidio del capo indio

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In queste ultime settimane, i principali quotidiani italiani sono stati prodighi nel dare notizie di parte, molto più simili a fake news che ad altro, senza però offrire mai la versione della parte offesa, in questo caso quella del presidente del Brasile Jair Bolsonaro. Ci riferiamo, in concreto, all’omicidio di un capo indio avvenuto nei giorni scorsi nello Stato brasiliano di Amapá, per la cui uccisione è stato insinuato il sospetto che il mandante sia Bolsonaro stesso. Per ovviare a questa mancanza di imparzialità, pubblichiamo in proposito la traduzione di un articolo dell’Agenzia Reuters.

Bolsonaro

Il presidente Jair Bolsonaro ha affermato questo lunedì che il gran numero di riserve indigene nel paese sta “rendendo impossibile l’agrobusiness”, e ha sollevato dubbi sull’omicidio di un cacicco (n.d.t. capo indio) dell’etnia Waiãpi, nello Stato di Amapá, dopo alcuni rapporti sulla possibile invasione di un territorio indio da parte di cercatori d’oro.

“In questo caso, adesso… non c’è ancora nessun indizio forte sul fatto che questo indio sia stato assassinato là. Sono arrivate diverse versioni. La Polizia Federale è sul posto, quelli che potevamo inviare lì già li abbiamo mandati per risolvere il caso e cercare la verità a riguardo”, ha detto il presidente intervistato all’uscita da Palácio da Alvorada (n.d.t. residenza ufficiale del Presidente della Repubblica federale del Brasile).

In una nota di ieri, la Fondazione Nazionale dell’Indio (Funai) ha informato che la Polizia Federale ha aperto un’inchiesta per indagare sulla morte del cacicco. Squadre della Polizia Federale, del Funai e delle Operazioni Speciali (Bope) dello Stato sono arrivate domenica in territorio indio, una aera isolata nella parte ovest dell’Amapá.

Secondo il Funai, il Coordinamento Regionale della Fondazione Nazionale dell’Indio di Amapá aveva trasmesso alla presidenza dell’ente, il sabato, un memorandum per informare su un possibile attacco alla Terra Indigena Waiãpi, e resoconti pubblicati dai media hanno parlato di una invasione di cercatori di oro.

Commentando il caso, Bolsonaro ci ha tenuto innanzitutto a difendere la legalizzazione dei cercatori di oro, anche in terra indigena. Secondo il presidente, è una misura che vogliono anche gli indios. “È mia intenzione regolamentare l’attività estrattiva, legalizzarla. Anche per l’indio, che deve avere il diritto di sfruttare i giacimenti minerari nella sua proprietà”, ha affermato.

Il governo sta preparando un progetto di legge da sottoporre al Congresso per modificare la legislazione sulle terre indigene e permettere l’attività estrattiva. Durante il fine settimana, intervistato, Bolsonaro ha dichiarato che sta cercando partener del “primo mondo” per l’esplorazione mineraria di queste regioni.

Per il presidente, il Brasile deve smettere di demarcare nuove riserve perché queste stanno rendendo impossibile gli affari nel paese, e che il Brasile dipende dalle materie prime.

“Il Brasile vive di materie prime, tra non molto l’agricoltore perderà la pazienza e inizierà a prendersi cura della sua vita. Venderà la terra, si impiegherà qui o all’estero e si prenderà cura della sua vita. Di cosa vivremo? Cosa abbiamo qui oltre alle materie prime? La gente non si sta svegliando su questo punto? Se questo business si sgretola tutti noi finiremo nel fango, il Brasile finisce”, ha affermato.

Bolsonaro ha anche accusato una volta di più le ONG straniere di voler mantenere gli indigeni nelle riserve per interessi economici. “E questo territorio che sta nelle mani degli indios, più del 90% nemmeno sa che cosa ci sia là e presto o tardi diventeranno paesi a sé stanti. È evidente che questo accadrà, la terra è ricchissima”, ha detto.

 

FonteReuters, 29-07-19

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Osservatorio - Sinodo sull'Amazzonia

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