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Un aliado incómodo para los organizadores del Sínodo

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El viejo refrán “dime con quién andas y te diré quién eres” no tiene valor absoluto para los individuos, que pueden tener razones legítimas para relacionarse con personas malignas (aunque eso sucede raramente). Pero sí lo tiene en relación con instituciones e iniciativas que promueven un credo religioso o una doctrina filosófica o política, porque en ese caso las “malas compañías” revelan una peligrosa afinidad ideológica.

Es lo que se comprobó esta semana en relación al próximo Sínodo para la región Pan-Amazónica, que ha sido acusado por muchos altos prelados e intelectuales de renombre de favorecer una reedición “verde” de la Teología de la Liberación, siempre en clave marxista. Sólo que ahora la “clase oprimida” es la selva amazónica.

El periódico comunista italiano Il Manifesto, uno de los pocos órganos de prensa que todavía ostenta ufanamente la mención “cotidiano comunista” encima del título, publicó en su edición del 3 de agosto pasado un reportaje de Guido Viale intitulado “L’Amazzonia, riserva di senso, cuore del Sinodo di Francesco”.Guido Viale

El autor fue uno de los líderes de la rebelión estudiantil del Sessantotto y dirigente de Lotta continua una de las principales organizaciones de la extrema izquierda extra-parlamentaria que, durante los primeros anni di piombo, apoyaba políticamente el ideal de la lucha armada contra el régimen democrático-burgués. Más tarde el filósofo, investigador y periodista se reconvirtió a la ecología. Pero sin renunciar a sus ideales comunistas de juventud.

En un reciente artículo intitulado “Cambiare il clima o cambiare il sistema?” explicaba que es necesario un “cambio de paradigma”, o sea “il passaggio da un’economia in cui il potere è concentrato e centralizzato grazie al controllo degli idrocarburi (e del capitale necessario a sfruttarli) a un sistema di poteri diffusi, reso possibile dall’autonomia energetica di comunità e territori alimentati dalle fonti rinnovabili”.

Según Guido Viale, la lucha marxista de clases continúa, pero con nuevos protagonistas: “La lotta (o l’impegno) per il clima ha dei nemici (o degli avversari) spietati, e per molto tempo ancora si dovrà sviluppare in termini di ‘noi’ contro ‘loro’”. Esos enemigos no son solamente los “negacionistas” del calentamiento global antropogénico, sino también los que piensan que bastan “i pannelli solari e le pale eoliche al posto dei pozzi petroliferi e dei gasdotti” o que se contentan con que sean plantados “qualche milione di alberi”, pero que continúan “ad andare in automobile, mangiare carne tutti i giorni, andare in vacanza in aereo e fare le Olimpiadi con la neve artificiale…”[1].

Desde esa perspectiva ecológica radical se comprende el entusiasmo de nuestro por el próximo Sínodo de la región pan-amazónica que presenta el tribalismo y la cultura primitiva de los indígenas como un modelo. Y también se comprende que su artículo encuentre acogida en las páginas de Il Manifesto.

Viale comienza por destacar el valor universal de la próxima Asamblea sinodal, diciendo, de un lado, que los “due documenti preparatori, redatti dai vescovi dell’Amazzonia sotto la guida di papa Francesco – Instrumentum laboris (IL) e Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia integrale (NC) – da poco pubblicati, presentano diversi approfondimenti di temi già al centro dell’enciclica Laudato si’ (2015)” y, de otro lado, que “il sinodo si tiene a Roma e non in America latina, perché i temi al centro del dibattito riguardano tutto il mondo e non solo l’Amazzonia”.

A seguir, muestra la afinidad ideológica entre los documentos preparatorios y su concepción eco-marxista. “Letti da laico” – insiste – los documentos sinodales “sviluppano l’approccio fondato sull’ecologia integrale, centrale già nella Laudato si’, elevando l’ecosistema socio-ambientale amazzonico (la connessione inestricabile tra la natura, la vita dei popoli della selva e la cultura che scaturisce da questa connessione) a paradigma di una svolta da imprimere non solo alla religione cattolica, ma al pensiero di chiunque intenda battersi per la salvezza della Terra”.

Sería de reír si no fuese trágico ver un autoproclamado “laico” hacer teología (pero tomando el cuidado de referirse a Dios con minúscula), tejiendo loas al concepto-eje de la Teología India y de los organizadores del Sínodo: “Inculturazione, afirma Viale, è il termine che i due documenti in questione adottano per illustrare questo proposito e questo processo, riecheggiando il tema dell’incarnazione, nodo centrale della fede cristiana: il dio che si fa uomo in un contesto socioculturale definito – la Palestina ai tempi di Erode – che non rinnega ma, anzi, adotta per trasformarlo.”

La predicación de nuestro sessantottino no es puramente teorica, sino que desciende a las consecuencias pastorales del nuevo paradigma: “La missione dei cristiani è comprendere e far proprie quelle culture [dei popoli della selva e del fiume], anche e soprattutto nella loro dimensione spirituale e religiosa, comprese le loro divinità. Anche i riti religiosi, infatti, sono espressioni di una spiritualità a cui né la fede in Cristo, né il pensiero moderno possono continuare a restare estranei, pena la rinuncia a stabilire contiguità, continuità e condivisione tra l’essere umano e la Terra, il vivente, il ‘creato’.”

Después del argumento “dogmático”, no puede faltar el argumento de autoridad:Laudato si “Un rapporto che già papa Francesco aveva messo al centro del suo messaggio con la Laudato si’ , sovvertendo l’approccio antropocentrico che ha dominato secoli di cultura occidentale.”

En apoyo a su tesis de que no bastan “i pannelli solari e le pale eoliche”, resalta el llamado de los documentos sinodales a una auténtica “conversione ecologica”, que no debe limitarse a los comportamientos individuales, sino incluir “cambios estructurales”, destacando que se trata de “un appello esplicito alla lotta contro un dominio che distrugge vite e ambiente”, por lo que “questo approccio si presenta dichiaratamente in conflitto con i poteri che dominano non solo l’Amazzonia, ma il mondo intero”.

Y concluye enfático que “dunque l’Amazzonia, maggiore riserva di biodiversità del mondo e “polmone della Terra” insieme ai suoi abitanti, alla sua cultura, alla sua spiritualità legata ai cicli naturali, ma anche e soprattutto con le sue lotte per salvaguardare sia la foresta che le sue comunità, costituisce una riserva di senso a cui attingere per indirizzare verso una sostenibilità ricca di scoperte e di promesse atteggiamenti e comportamenti di tutta l’umanità”.

El entusiasmo de Guido Viale y de Il Manifesto por los documentos preparatorios del próximo Sínodo son, innegablemente, una contra-prueba de la realidad de las acusaciones de herejía y de apostasía de que fueron objeto.

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